SCAFFALI Battaglie navali contro il diritto d'asilo
Un saggio sulle politiche antirifugiati di Fabrizio Mastromartino
LIBRI LAURA BOLDRINI, TUTTI INDIETRO, RIZZOLI, PP. 218, EURO 18
Recente è la notizia della chiusura in Libia dell'ufficio dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr), effettuata dal Governo di Tripoli senza preavviso né apparente giustificazione. Un'operazione, che di fatto pregiudica la possibilità di collaborazione tra la Libia e l'agenzia delle Nazioni Unite e che ancor più aggrava la già difficile condizione in cui versano i migranti e i rifugiati presenti in Libia che intendono giungere in Italia con mezzi di fortuna. Una condizione divenuta disperata a seguito dei respingimenti in mare verso la Libia, ormai pratica quotidiana dal 6 maggio dello scorso anno, segno inequivoco del dispregio dei diritti dei rifugiati e dei richiedenti asilo, declassati a mezzi per l'attuazione di politiche migratorie repressive ad impatto simbolico e strategico.
È in questo contesto critico che va letto il libro di Laura Boldrini, portavoce dell'Unhcr in Italia dal 1998. In un volume agile, ricco di storie che hanno fatto la cronaca delle migrazioni in Italia degli ultimi due decenni, Boldrini compie un'operazione culturale tanto utile quanto difficile: fare chiarezza nel discorso di attualità sui rifugiati e i richiedenti asilo, offrendo al lettore una testimonianza della propria esperienza professionale.
Si capisce l'interesse che merita una voce di questo genere: espressione di un punto di vista parziale ma, al contempo, oggettivo, poiché frutto di un approccio istituzionale non già politicamente orientato, bensì informato alle solide ragioni del diritto, fissate nelle regole nazionali e internazionali in materia di asilo che lo Stato italiano è tenuto a rispettare. Dal racconto di Boldrini, che alterna toni tipici della denuncia di stampo giornalistico al diario della propria esperienza, traspare una lettura alternativa, a quella imposta dalla cronaca mediatica e dal discorso politico e istituzionale, del fenomeno migratorio e della sua dimensione più tragica e allarmante: le traversate del Mediterraneo di migranti dalle coste del continente africano verso il territorio italiano. Ne risulta un'immagine articolata ma coerente, composta da elementi che raramente formano oggetto di considerazione e di analisi nel discorso pubblico italiano.
La prima mossa di Boldrini consiste nello svuotamento e nel ribaltamento della retorica dell'emergenza associata all'assedio cui le coste italiane sarebbero sottoposte da ormai quasi vent'anni. Si tratta di una retorica infondata, costruita su dati parziali che, se correttamente interpretati, fanno emergere un quadro che molto ha di ordinario e nulla di eccezionale: il numero di migranti che fanno ingresso via mare in Italia rappresenta solo una minima parte del totale degli ingressi irregolari, che a sua volta è di molto inferiore rispetto ai numeri che interessano la gran parte dei paesi europei. Di emergenza, si dovrebbe parlare invece, aggiunge Boldrini, in relazione non agli sbarchi, bensì al numero sempre crescente di naufragi e di morti in mare: l'emergenza da risolvere è la sofferenza inimmaginabile di chi, per giungere in Italia, si affida a trafficanti senza scrupoli tentando un (paradossale) disperato viaggio della speranza dal costo altissimo: il rischio inaccettabile di perdere la vita.
Ebbene, di fronte a questa sconcertante realtà, Boldrini nota come le traversate in mare siano lo specchio più trasparente del carattere inevitabile delle scelte di chi tenta di giungere in Italia per chiedere protezione. Una scelta necessitata dalle circostanze, che si aggiunge all'involontarietà della decisione originaria di lasciare il proprio Paese che caratterizza i rifugiati, costretti a fuggire da conflitti e da regimi oppressivi: il mare, insomma, come unico canale di ingresso, data la pressoché totale inesistenza di vie legali per l'accesso alla domanda di protezione, che equivale già a una rinuncia alla garanzia dell'asilo in Italia, a una sconfessione degli impegni internazionali, e della stessa Carta costituzionale in cui l'asilo è sancito come diritto inviolabile. Con la pratica dei respingimenti in mare, che comporta la sistematica violazione del principio di non-respingimento, quella che appare, a prima vista, come una rinuncia alla garanzia dell'asilo, si mostra per quello che è effettivamente: un chiaro rifiuto di onorare gli impegni sottoscritti di fronte alla comunità internazionale, nonché un radicale disconoscimento dei valori che formano l'identità democratica, liberale e sociale, della Repubblica italiana: il rispetto non negoziabile della dignità della persona e dei suoi diritti fondamentali.
Ciò in nome della lotta contro l'immigrazione clandestina, che colpisce un fenomeno, quello degli ingressi via mare, che nulla ha di clandestino, essendo gli stessi migranti a segnalare la propria presenza nelle acque contigue alla frontiera italiana, all'Unhcr o alle stesse forze di sicurezza italiane. Ennesimo paradosso che conferma, e approfondisce, la distanza tra ciò che i migranti intendono fare (aggirare gli apparati di sicurezza predisposti per impedire l'accesso al territorio italiano: che è una scelta necessitata dalla mancanza di canali di ingresso legali per i rifugiati) e ciò che possono fare, ossia chiedere di essere soccorsi in mare perché l'Italia si faccia carico della loro legittima richiesta di protezione
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