sabato 27 febbraio 2010

IL POPOLO "GUARANI' "

IL POPOLO “GUARANI”.

La scorsa settimana organizzato dal Brasile si sono riuniti oltre 800 capi Guaranì di 4 paesi, in rappresentanza del, Brasile, Uruguay, Argentina , Bolivia , nel villaggio Añetete indiano Tekoha, nel municipio di Diamante D'Oeste, nella regione del Paranà. L’incontro inedito che ha avuto come obiettivo , creare una nuova prospettiva di interscambio culturale che riconosca, rafforzi, conservi la cultura dei Guaranì, come contributo fondamentale della formazione multiculturale della America Meridionale. La cultura dei Guaranì ha una presenza decisiva nella formazione culturale di questi paesi: contributo nella cultura culinaria, nella lingua, nella topografica, nella conoscenza dei territori e dei costumi.

Loro sono parte di questi paesi, anche se la maggior parte delle società non è cosciente.

I Guaranì sono sparsi nell’America meridionale con valori e comportamenti eco-tecnologici similari.

Si sono incontrati per la costituzione di una carta da inviare ai vari paesi per una riflessione sulle società del MARCUSUL.

Solo dal 2003 si è costituito un gruppo di studio nel Brasile e con gli altri paesi , finalmente oggi i diversi paesi, il Brasile in primis, riconoscono la cultura indigena come una cultura eco-tecnologica sviluppata di cui la preservazione e la riproduzione sono nell’interesse dell’umanità.

Sia per il collegamento alla cultura generale, sia per l’articolazione con l’ambiente collegata alla cultura dell’ecologia contemporanea, per la conoscenza dei popoli della foresta e decisivi per l’intera umanità, l’Amazzonia cassaforte del mondo..

La concezione positiva della diversità qualifica il modello dell’ambiente poiché lascia dietro la visione anacronistica ed autoritaria della civilizzazione occidentale ed include la visione economica sociale, culturale politica ed ambientale.

In questo contesto il convegno organizzato sull’identità e diversità culturale è il seguito dell’impegno assunto nel 2003 dal governi dell’America meridionale, sviluppa una politica specifica per la cultura dei popoli indigeni , con programmi di conoscenza e di divulgazione,

per il futuro delle tradizioni indigene rispetto ai Guaranì .

Si crede finalmente nella valorizzazione , nella promozione, per alimentare l’esperienza culturale, i valori e le conoscenze tradizionali indigene, tentando di modificare il futuro del continente.

In questo contesto è stato l’incontro con i capi Guaranì.

Che hanno dichiarato: “Noi crediamo che per sviluppare, promuovere e incoraggiare le espressioni culturali, di valori e di conoscenze tradizionali indigene, stiamo contribuendo a plasmare il futuro dell’America Meridionale . Una vibrante democrazia deve offrire e garantire la libertà dei gruppi all'interno della nostra società, la libertà di vivere pienamente la loro culture e tradizioni, scegliendo le forme e modelli di interazione e di integrazione. Ci auguriamo di poter ridurre il pregiudizio della società, mettendo in apprezzamento luogo, la conoscenza, l'interesse, e aiutando a rafforzare l'autostima e le relazioni sociali delle persone, così si sentono meglio attrezzate per rafforzare le loro pratiche. Gli argomenti di questo primo incontro saranno al base per discutere e rafforzare l'agenda politica e culturale dei prossimi incontri.

Il rapporto delle Nazioni Unite pubblicato di recente sulla situazione dei popoli indigeni nel mondo. Lo studio rivela che, pur rappresentando solo il 5% del mondo, i popoli indigeni sono il 15% dei più poveri del mondo. La diversità etnica e culturale è percepito come una delle cause di tutti questi problemi. Il rapporto avverte anche della minaccia di estinzione delle culture indigene, dicendo che il 90% di tutte le lingue indigene spariranno entro la fine di questo secolo.
L'emarginazione culturale, si verifica in due modi: rifiutando lo stile di vita di alcuni gruppi (il risultato del pensiero che tutti dovrebbero vivere nello stile della maggioranza), e attraverso la discriminazione o svantaggio imposto sulle minoranze nelle controversie opportunità di sviluppo sociale, politico ed economico.
Il futuro delle tradizionali culture indigene per quanto riguarda e di tutti noi.

Note - I GUARANÍ sono un popolo di LINGUA TUPÍ che vive principalmente nel Brasile meridionale, in Paraguay, nella zona del RIO de la Plata in Argentina, in Uruguay e nelle zone sud-orientali della Bolivia. La lingua Guaranì, è lingua ufficiale in Paraguay, dove è parlato dal 94% della popolazione, accanto al castigliano.

STORIA E LOCALIZZAZIONE DEI GUARANÍ.

Le varianti linguistiche della famiglia Tupi-Guaraní, vengono classificati attualmente in tre sottogruppi: i Guaraní-Kaiowa, i Guaraní-Mbya e i Guaraní-Ñandeva. Questi gruppi si distribuiscono nel sud del Brasile ( Rio Grande do Sul - Mbya; Santa Catarina - Mbya;Paraná - Mbya e Ñandeva;, São Paulo - Mbya e Ñandeva; Rio de Janeiro e Espírito Santo - Mbya; e Mato Grosso do Sul - Kaiowa e Ñandeva), nel Paraguay Orientale (Kaiowa, Ñandeva, Mbya) e nel nord dell'Argentina - Mbya. Stime attuali di organi federali (FUNAI] - Fundação Nacional do Índio), FUNASA - Fundaçã Naiconal de Saude) e di ONG (ISA] - Instituto Sócio-Ambiental) sommano a circa 50/55.000 individui la loro presenza nel solo Brasile. Queste popolazioni sono discendenti dei gruppi che abitavano le foreste tropicali che ricoprivano i bacini dell'alto Paraná, alto Uruguay e ai bordi meridionali dell'altipiano brasiliano. Ritrovamenti in siti archeologici testimoniano l'esistenza di questo gruppo etnico a partire dal V secolo (400 d.C.), con caratteristiche che lo distinguono chiaramente da altri gruppi della stessa famiglia linguistica. I ritrovamenti archeologici mostrano anche che le popolazioni che hanno dato origine ai Guaraní furono protagoniste di intense migrazioni che, a partire da territori localizzati nella parte est del Brasile attuale, li portarono già nel XII secolo a.C., a occupare grande parte dei territori dove ancora oggi si incontrano i loro discendenti. Alla vigilia dell'arrivo degli europei, i Guaraní occupavano le ampie foreste comprese tra i fiumi Paraná, Miranda, Tiete, Uruguay, e i loro affluenti, e ampi tratti della costa sud del Brasile, cosa che li portò a essere il primo popolo contattato da Spagnoli e Portoghesi come testimonia, per esempio, Cabeza de Vaca (1971. Naufragios y Comentarios. Espasa-Calpe, Colección Austral No. 304, 5a. Edición, Madrid.) All'epoca della Conquista i Guaraní erano divisi in cinque grandi gruppi, distribuiti in regioni differenti:

· CARIOS, localizzati lungo il fiume Paraguay e la città di Asuncion

· TAPES, nell'odierno territorio dello stato Brasiliano di Rio Grande do Sul e dintorni

· PARANÁ, lungo il corso del fiume omonimo

· ITATIM, occupavano i territori tra i fiumi Miranda e Apa (gli attuali Kaiowa)

· GUAIRA, nel Paraguay Nord orientale e lungo i corsi dei Fiumi Amambai, Iguatemi e loro affluenti (gli attuali Ñandeva)

Il tempo della Colonia. La storia dei contatti fra colonizzatori e Guaraní è marcata da una forte presenza missionaria cristiana e dalle spedizioni alla ricerca di schiavi organizzate da Spagnoli (partendo dall'attuale capitale del Paraguay, Asuncion) e da Brasiliani (a partire da São Paulo). I territori da loro occupati erano interessati da dispute e conflitti fra i regni di Spagna e Portogallo, e si trovarono coinvolti in vari progetti coloniali. Per molto tempo rappresentarono l'unica ricchezza disponibile in tutta la regione, in qualità di mano d'opera, e per questo venivano ridotti in schiavitù. A partire dall'inizio del 1600, e per più di un secolo e mezzo, l'amministrazione dei Gruppi Guaraní fu affidata ai missionari Gesuiti che fondarono decine di Riduzioni nelle province occupate da questi indios. Mentre l'amministrazione coloniale si aspettava dai Gesuiti l'accesso facilitato alla mano d'opera schiava, le Riduzioni si trasformarono in luoghi di rifugio per molti gruppi Guaraní, isolate dal sistema economico coloniale e autosufficienti, sottraendo di fatto tale mano d'opera ai colonizzatori portoghesi e spagnoli. Questi i motivi che portarono a organizzare le spedizioni di ENCOMENDEROS e BANDEIRANTES, alla ricerca di indigeni da ridurre in schiavitù, che misero a ferro e fuoco varie Riduzioni e privarono della libertà decine e decine di migliaia di Guaraní. Con la scoperta di giacimenti auriferi nell'attuale Mato Grosso alla fine del XVII secolo, i Guaraní perdettero interesse come fonte di rendita, scomparendo per la maggior parte dai registri storici. Con il Trattato di Madrid (1750), Portogallo e Spagna modificarono sostanzialmente le proprie relazioni, cambiamento che interessò anche i loro possedimenti coloniali. In meno di vent'anni dal trattato I Gesuiti furono espulsi con editto reale. Le notizie loro riguardanti diventano estremamente frammentarie, limitate alle spedizioni di esplorazione e definizione dei confini. I territori occupati dai Guaraní furono interessati dai lavori di una Comissione, istituita dal Trattato di Madrid, deputata a stabilire i limiti dei rispettivi possedimenti nell'America meridionale, in special modo la frontiera fra Brasile e Paraguay. Le spedizioni di questa commissione portarono a una riscoperta dei gruppi guaranì che erano sfuggiti alle politiche coloniali e si erano rifugiati nelle foreste. Gli ulteriori registri dei Guaraní si hanno a partire dal XIX secolo, a seguito di spedizioni organizzate dal Barone di Antonina (Lopes, 1850 "Itinerário de ... encarregado de explorar a melhor via de communicação entre a Província de São Paulo e a de Matto Grosso pelo Baixo Paraguay". Revista do Instiruro de História e Geografia Brasileira 13, Rio de Janeiro) Con la guerra detta della Triplice Alleanza del 1864-1870 i confini territoriali vennero ulteriormente rimaneggiati, portando altre testimonianze sopra la presenza di gruppi Guaraní in quella regione. Grande parte dei territori al momento occupati dai Guaraní Kaiowa e Ñandeva vennero affidati in concessione alla Compagnia Matte Laranjeira che usava i Guaraní come mano d'opera, ma non occupava i loro territori in quanto era interessata unicamente allo sfruttamento dell'erba mate, anzi, per mantenere il monopolio dell'estrazione favorì l'isolamento dei Guaraní e tenne lontani eventuali progetti di colonizzazione.

SVILUPPI MODERNI.

Con la fine del monopolio della Compagnia Matte Laranjeiras e le migrazione di coloni provenienti principalmente dallo Stato di São Paulo e Rio Grande do Sul, si ridussero, durante il XX secolo, sempre di più i territori a loro disposizione. La creazione dello SPI (Serviço de Proteçao aos Índios), organo federale brasiliano preposto alla "protezione" degli Indios, avvenuta negli anni venti del secolo passato, non riuscì a fermare il processo di disappropriazione, addirittura facilitando lo stesso attraverso la rimozione forzata dei gruppi indigeni a richiesta dei coloni. Gli indios rimossi venivano confinati in piccole aree di riserva dove si trovano a tutt'oggi, con gravi conseguenze per la loro sopravvivenza sociale e benessere fisico. A partire dagli anni 1980 i Guaraní hanno cominciato a organizzarsi per rivendicare i propri territori nelle arene politiche nazionali, dando vita a movimenti di rivendicazione territoriale che continuano fino ad oggi.

ECONOMIA.

Si tratta di una tradizione fondamentalmente agricola, e non di una società nomade, come viene a volte erroneamente considerata, con regole di distribuzione e redistribuzione dei mezzi di produzione e dei prodotti, e di collaborazione costruite a partire dai legami familiari. Le tecniche agricole consistono in coltivazioni e medi e piccoli appezzamenti dedicati alla produzione per il consumo personale, i kokue raramente superiori ai tre ettari. I terreni vengono puliti, se necessario con l'uso del fuoco, e preparati per ricevere le sementi, rimanendo in uso per vari anni, dipendendo dal tipo di terreno e dalle piante che vi si coltivano, dopo di che viene lasciato 'riposare' fino a quando non sarà pronto di nuovo per l'uso. Questi terreni si trovano, in condizioni ideali, nel raggio di un chilometro dalla residenza dell'unità di lavoro e produzione, la famiglia. Possiedono una tassonomia botanica raffinata, che gli permette di ottenere ottimi risultati in campo agricolo nella relazione costo-beneficio e nella gestione di suoli e policolture (differenti specie alternate nello stesso terreno). Le eventuali collaborazioni in attività economiche e produttive avvengono per via delle relazioni di parentela, che implicano determinati obblighi, anche se si è sempre liberi di cercarsi altri gruppi con cui instaurare relazioni di reciprocità. Così, per determinati lavori in cui il nucleo familiare ha bisogno di aiuto, come il raccolto stagionale o la preparazione di nuovi campi, si chiameranno a collaborare parenti e vicini, a cui viene fornito cibo e, alla fine del lavoro, una festa a base di bibite fermentate (preferibilmente di mais - chicha), cibo, canti e danze.

La pesca e la caccia sono attività importanti, anche se non più - come in passato - dal punto di vista economico, sicuramente ancora da quello della formazione personale, della ricreazione e del controllo del territorio. Si pratica la caccia con fucile, arco e, mazzafionda, spostandosi anche per grandi distanze, oppure con l'uso di trappole (a percussione, monde, e a laccio, ñuha), posizionate soprattutto nei pressi dei campi coltivati. Le tecniche di pesca comprendono l'arpione e la lenza per la pesca individuale, o l'impiego di reti e quello di una radice con proprietà stordenti, il Timbó, in caso di pesca in gruppo.

CERIMONIa RELIGIOSA GUARANÍ.

I rituali sono attività praticate socialmente e hanno un ruolo notevole nel determinare le forme di organizzazione e coesione sociale. Tra più importanti troviamo quelli agrari, avatikyry "benedizione del mais", e ñemongarai "piante nuove", e altri non legati al ciclo agrario come i jeroky, destinati a mantenere l'equilibrio fra i differenti elementi del cosmo e il Meta Pepi rituale di iniziazione maschile (quasi completamente abbandonato in Brasile). La terra, Yvy in Guaraní, ha bisogno di essere continuamente curata, anche attraverso il mantenimento di un comportamento corretto in linea con il "giusto modo di essere" Guaraní, il Teko Porã. Secondo la mitologia Guaraní, la cura della terra è stata affidata ai Guaraní dal suo creatore Ñande Ru Guasu' (Nostro Grande Padre), entità superiore, ritiratasi dopo la creazione in luoghi inaccessibili agli uomini, con eccezione dei Paí, i leaders politico-religiosi dei gruppi Guaraní. I Guaraní praticano la magia omeopatica per influenzare la vegetazione e anche alcuni avvenimenti vitali come la fecondità: per esempio esiste la credenza che nutrendosi di un grano doppio di miglio, la donna avrà conseguentemente un parto gemellare.

La famiglia linguistica Tupi comprende 70 lingue diverse parlate in sudamerica, e le più conosciute sono il Tupi antico e Guarani.

DESCRIZIONE.

Quando i portoghesi arrivarono sulla costa orientale del sud America, scoprirono che gli indigeni della costa parlavano lingue simili. I missionari gesuiti trassero vantaggio da queste somiglianze creando delle lingue comuni con grammatica e ortografia fissa, che loro chiamavano lingua generale. La lingua più conosciuta di queste era il Tupi antico, e una lingua derivata da questa è ancora parlata da indigeni della foresta amazzonica presso il Rio Negro, chiamata Nheengatu. La famiglia Tupi comprende anche altre lingue.

Nelle colonie spagnole, la lingua guaranì ebbe un simile corso storico ma riuscì a sopravvivere alla avanzata dello spagnolo. La lingua guaranì è parlata da 7 milioni di persone, ed è una delle lingue ufficiali di Paraguay e Bolivia.

La famiglia Tupi include altre lingue con poche persone che le parlano. Queste condividono una morfologia irregolare con le lingue Ge e Caribe.

Lingue:

TUPI-GUARANI, (50 lingue: Tupinambá (estinto), Guaranì (7 milioni di parlanti), etc.)

LINGUA ARIKEM, (2 lingue, inclusa Karitiâna)

AWETÏ,

MAWÉ, (9000 parlanti)

MONDÉ, (6 lingue inclusa Kanoé).

(prima parte)

Vivere a Rio è come vivere sempre in mezzo ad un film.

Vivere a Rio è come vivere sempre in mezzo ad un film.

Una mattina nella favelas di Santa Marta in Botafoco. Vivere a Rio e frequentare le colline sopra i grandi grattacieli è come vivere in un film. Rio de Janeiro è l’unica città al mondo dove i poveri , il sottoproletariato, guardano dall’alto la ricca ed opulenta città.

3 Febbraio alle cinque e quaranta della mattina accompagno un mio amico giornalista A.P. che segue una operazione di finta polizia (?) nella favela di Santa Marta in Botafoco e nei quartieri limitrofi di Laranjeras, Humanità, attraversando le vie Belisàrio Tavora, Textiera Mendes e General Glicerio a Laranjeras.

Lo schieramento ingente pi poliziotti in asseto di guerra ed invasione della favelas. Sembrava l’assetto di una vera guerra, la popolazione non si vedeva ma la sensazione che tutti stavano osservando dietro le finestre. Una corsa infernale di moto macchine della malavita e della polizia, pallottole che fischiavano, 100 uomini e dopo tre ore elicotteri ronzavano sopra di noi. La popolazione quella poca che era uscita preoccupata a guardare erano convinti che ci fosse una guerra in atto tra i trafficanti di droga e la polizia, anche perché nel novembre 2009 la polizia civile/pacificatoria occupò la collina per riportare l’ordine.

Molti spari ed il terrore correva per tutte le strade della favelas, gli abitanti non erano stati avvisati che era in corso la registrazione di un film, alcuni abitanti intervistati da Paolo dopo che tutto era finito dichiararono: “il caos, il rumore era così grande e le pallottole fischiavano sopra la testa, tanto che molti di noi siamo rientrati in casa abbiamo avvisato i nostri datori di lavoro e non usciti più per andare al lavoro”.

Grande polemica nelle TV e sui giornali locali la popolazione non era stata avvisata, anche se il presidente dell’associazione dei cittadini della favela di Santa Marta, dichiarava nel tardo pomeriggio che “gli abitanti della favelas erano stati avvisati attraverso una radio locale” ma, molta gente era stata presa di sorpresa, un giovane A.B., di 28 anni “ ho pensato che – al morro ( la collina) – ci fosse una invasione ed una guerra in atto tra la malavita e la polizia nazionale era tale lo spiegamento di forze che fosse impensabile che stavano girando un film.

Il produttore del corto metraggio, dichiarò “ le armi erano caricate con proiettili a salve” e le informazioni non sono state divulgate per non creare scontri con la vera malavita organizzata ed evitare come - nel 2006 – che, una macchina con 90 fucili fossero derubati. La polemica continua.

Rio un film permanente dove il confine tra la fiction e la realtà non è mai ben visibile. Rientriamo verso sera dopo questa fantastica esperienza grazie al mio amico Paolo un po’ frastornato e pensando che due tre volte all’anno queste cose succedono veramente nelle 750 favelas di Rio.

Carnevale 2010. Da 26 anni il Sapucaì.

Carnevale 2010. Da 26 anni il Sapucaì.

Da 26 anni, in questo periodo gli occhi dei brasiliani , e non solo, guardano nello stesso posto: l’esibizione a Rio del Samba al Sapucaì. Sotto un cielo stellato con 35 gradi, circa 60 mila figuranti, 96 carri allegorici riccamente decorati e 3600 musicisti/ritmisti hanno incantano di volta in volta circa 88500 mila spettatori nelle 4 notti della grande festa.

Il carnevale nella città meravigliosa è come la mamma, non tradisce mai: anche quest'anno sono stati quattro giorni di bagordi totali.

Il Sambodromo, costruito dal governatore Lionel Brizzola (1922-2004) su un progetto dall’architetto Oscar Niemayer, con la famosa porta a forma di bikini nella grande Piazza de Apoteosi; dal 1984 è il punto d'arrivo delle sfilate a ritmo di samba. Si trova nella parte "nuova e povera" di Rio de Janeiro, ai lati dell'avenida MARQUÊS DE SAPUCAÍ, è diviso in diversi settori ed è il 7 è il miglior punto di osservazione del carnevale. E' anche una specie di enorme "salotto": qui, nei box chiamati "camarotes" si danno infatti appuntamento le star e il jet set internazionale. Essere invitati in un camarote significa vivere il carnival al suo massimo: un'esperienza che non dimenticherete mai più...

Dalle 20.00 alle 06.00 hanno sfilato le 12 scuole di samba, 6 per ogni giorno.

Le allegorie delle 12 scuole si sono divise tra storia, religione, politica, arte e mestieri, l’ambiente, e gli scandali.

14/15 febbraio

Unidao de Ilha, che mancava da 10 anni. L’allegoria: Don Chiscotte della Mancia il cavaliere del sogno proibito. Alas 36, allegorie 7, totale componenti 3800. Colore, azzurro, rosso e bianco.

Imperatriz Leapoldinense, L’allegoria: Il Brasile di tutti gli dei. Alas 47, allegorie 8, totale componenti 3800. Colore, verde, oro e bianco

Unidos da Tijuca. L’allegoria: Il segreto. Alas 32, allegorie 6, totale componenti 4000. Colore, azuro e giallo..

Viradouro: L’allegoria: Il messico il paradiso dei cuori, sotto il segno del sole. Alas 34, allegorie 8, totale componenti 3600. Colore, rosso e bianco.

Salgueiro, l’allegoria: La storia senza fine. Alas 36, allegorie 7, totale componenti 4100. Colore, rosso e bianco.

Beija-Flor de Nilopolis, L’allegoria: Brillante è il sole del nuovo mondo, Brasilia, dal sogno alla realtà, la capitale della speranza. Alas 44, allegorie 8, totale componenti 3700. Colore, azzurro, e bianco.

15/16 febbraio

Mocidade, L’allegoria: Dal paradiso di Dio al paradiso della Lossuria, nessuna sa cosa ci procurerà. Alas 37, allegorie 7, totale componenti 4000. Colore, verde e bianco.

Porta da Pedra, L’allegoria: Con che vestito vengo, per la festa samba che tu mi hai invitato. Alas 34, allegorie 7, totale componenti 4200. Colore, rosso e bianco.

Portela. L’allegoria: Derubando frontiera, conquistando la libertà; Rio di pace e stato di grazia. Alas 35, allegorie 7, totale componenti 4000. Colore, azzurro e bianco.

Grande Rio. L’allegoria: Dalle gradinate alla camarota1 (= palcoVip) un Gran Rio di emozioni nell’apoteosi del suo cuore.

Alas 33, allegorie 7, totale componenti 3800. Colore, rosso, verde e bianco.

Vila Isabel, .L’allegoria: Noel, a 100 anni della nascita della poetessa Rosa Noel della Vila. Alas 33, allegorie 8, totale componenti 4200. Colore, azzurro e bianco

Mangueira, L’allegoria: Mangueira, la musica del Brasile. Alas 37, allegorie 8, totale componenti 4000. Colore, verde e rosa.

Classificati.

Unidos da Tijuca. Campione 2010

2° Grande Rio

3° Vila Isabel,

Vila Isabel

5° Salgueiro

6° Mangueira

7° Mocidade

8° Imperatriz

9° Portela.

10° Porta da Pedra

11°Uniao de Ilha

12°Viradouro. Retrocede nella classe B

Grande appuntamento il 20 febbraio per la sfilata dei primi sei: vince dopa 74 anni Unidos da Tijuca. Dopo 74 anni di attesa l’ultimo nel 1936. Con “Segreto” che ha esplorato i segreti dell’umanità, la scuola vince con 299,9 punti, conquistando il suo primo campionato nel Sambodromo Sapucaì: Il vice campione Grande Rio con 299,4, al terzo posto Beija-Flor (colibrì) L’ultima Viradouro che retrocede in seri B. Il prossimo anno entrerà il San Clemente che ha vinto il campionato di serie B. Coincidenza a parte per il secondo anno consecutivo il titolo resta nello stesso quartiere infatti nel2009 vinse Salgueiro. Fondata nel 1931 Unidos da Tijuca, è la terza scuola più antica di Rio de Janeiro e del Brasile il suo primo titolo lo conquisto con l’allegoria “ Naturezza bela do Meo Brasil”.

Nota. Le ragazze, i carri, le parate, il samba, le maschere... ma la vera attrazione del carnevale di Rio sono le splendide fanciulle (e anche le chirurgicamente perfette drags-queen...) che sfilano per le strade e mostrano tutte o quasi le loro grazie. Sono 450 a Rio i carnevali di strade. I Blocos, stanno riprendendo piede dopo la trasformazione della sfilata al Sapucaì, una rivolta di festa dei cittadini carioca.

Il momento più bello? Aspettare al Sapucaì le sfilate, stai lì in attesa con centinai e centinai di metri di gente eccitata. E poi, immaginate la scena: ancora centinai di metri - 700 - che le scuole di samba devono fare ballando, cantando e suonando. Ai lati, gradinate altissime, 88500 persone vocianti e urlanti e cantanti, sulla pista ogni scuola di samba (sono 12 in due giorni) sfila mediamente con 4000 figuranti e dietro almeno 200 di questi - la batteria - sono musicisti/ritmisti con il tamburo danno il ritmo. E' stato un carnevale pieno di paiellette, di culi, di tette, di travestimenti esagerati, di samba forsennato, una cosa esaltante proprio per il grande senso dell'esibizione, per il trionfo del corpo, per questo varietà in cui si spettacolarizza il fisico: cosa che noi latini, abbiamo qualche difficoltà a fare con naturalezza!. E poi i suoni, la musica: salti anche se non ce la fai più, perché la forza la trovi in una cornice così esaltante.
"Che cosa significa il carnevale a Rio? E' il ribaltamento dei ruoli, la ricerca del paradosso, qualcosa che in realtà dovrebbe diventare una sorta di sport quotidiano perché la regola va bene, ma cambiare regola è vitale, un modo per demonizzare l’antica segregazione.. Non a caso c'è un carnevale in ogni società. L'ironia, il ridicolo, il comico la denuncia, sono essenziali". Il lato spettacolare di questo evento così unico ha assunto quasi maggiore importanza rispetto al canto ed al ballo, che rimangono comunque la ragion d'essere del carnevale di Rio. Pur mantenendo l'anima liberatoria, satiresca, goliardica e di denuncia, l'evoluzione del carnevale, da festa popolare a show mediatico, ha generato anche una trasformazione del pubblico attratta da questo evento. Sempre più numerose e delle più disparate posizioni sociali, sono le persone che desiderano prendere parte attivamente allo spettacolo, che desiderano vivere l'ebbrezza e l'emozione che solo una disinibita città in festa può regalare. Partecipare al carnevale è però consentito solo alle scuole di samba o chi compra un posto in una ala di una scuola il costo varia a secondo dell’importanza dagli 800 ai 1200 R$.. Continua il confronto la polemica tra il Sambodromo di San Paolo e Rio, non c’è partita vince sempre il Sapucaì.

Pensieri in libertà. La fiera degli immortali. Ogni anno compare nelle colonne dei giornali la fiera delle vanità. In questi giorni fanno a spallate per entrare nelle pagine dei giornali per emulare i modelli più popolari degli artisti e dei Vip nazionali. Non si risparmiano i colpi per garantirsi uno spazio in prima fila per rendersi visibili, al mondo. Nel periodo di carnevale si raggiunge il parossismo. Gli uomini del governo e quelli vicino al potere fanno a gara per stare pubblicamente vicino al presidente, la foto in prima pagina. Cosi lo fanno i cittadini con i Vip nazionali. Così le foto in prima pagina mostrano questi Vip, persone eleganti, apparentemente felici, mangiando e bevendo alla grande festa nazionale. Ma basta girare le pagine di un qualsiasi giornale o rivista brasiliana per vedere l’altra faccia della medaglia: violenza generalizzata, scontri con la polizia, scontri tra bande per il controllo della droga, assalti, scandali politici mai visti prima, crescente favelizzazione delle grandi e piccole città, per finire la minaccia di devastazione dell’intero pianeta, incominciando dall’amazzonia. Come possono stare insieme questi due scenari?.

Ogni giorno si vive di apparenza ingannatrice ignorando la realtà. Indifferenti ai grandi mali, le persone, si comportano come se fosse l’ultimo giorno della loro vita : “ mangiamo e beviamo e non diamo conto a nessuno” che ci importa del resto. Edonismo, carnevali pieni di paiellette, di culi, di tette, di travestimenti esagerati, una cosa esaltante proprio per il grande senso dell'esibizione, per il trionfo del corpo. Con il tempo la bellezza sfuma, gli acciacchi ci perseguiteranno, i mali del tempo, l’invecchiamento ed alla fine tutti ce ne andremo. Ci caricheremo solo delle poche cose buone che avremo fatto, senza gloria e senza fama. La certezza , anche i potenti ed i vip il grande mondo sono mortali. L’altra scena, il lavoro le comunità delle persone oneste, l’altra parte della medaglia chiamati anche “favellati - di fatto la nuova colonizzazione - , la nuova condizione di segregazione sociale” e sono molti, affrontano giorno per giorno la lotta per la sopravivenza.

Guardando attentamente questa società mi viene in mente una scena dell’apocalisse. Uno dei due anziani chiede “ queste moltitudine di persone da dove vengono? Ed il Signore rispose: queste persone vengono da una grande tribolazione”. Se i potenti guardassero con questa ottica, scoprirebbero la realtà e forse cambierebbe il destino di molta gente che potrebbe avere un piccola opportunità di sopravvivere all’olocausto in atto. Scoprirebbero che siamo tutti mortali. Allora tutte le mattine ci alzeremo ponendoci una domanda siamo immortali o mortali. Allora quanto sarebbe meno monotona la vita degli immortali.

Scheda.

Il Brasile Capitale: Brasilia Popolazione: circa 190 milioni. Religione: 90% cattolicesimo, sono presenti anche protestanti, musulmani, cristiani evangelici, ebrei e appartenenti a religioni spiritualistiche di origine africana come macumba, candomble e umbanda

Valuta: Real (2,50 R$ per 1 €) Documenti d'ingresso: passaporto. Il visto non è richiesto per soggiorni turistici.

Vaccinazioni: non c'è una regola fissa: bisogna aspettare le uscite bimestrali delle ordinanze del ministero della Sanità, dove vengono indicate quelle di volta in volta necessarie, in questo periodo è bene vaccinarsi contro la febre gialla. . E' opportuno quindi chiedere, all'acquisto del biglietto, quali procedure seguire. Clima: possiamo dire, uno per ogni regione. Le stagioni sono inverse rispetto alle nostre, ma più che per le differenti temperature, si caratterizzano per piogge più o meno abbondanti. Le temperature, comunque, sono sempre miti
Abbigliamento: comodo e leggero, con qualcosa di elegante se volete fare vita notturna nei locali
Aeroporti principali: Rio de Janeiro, San Paolo, Recife, Manaus. (per il caos, da scartare se potete San Paolo)

Superficie, oltre otto milioni e mezzo di chilometri quadrati, quasi la metà di tutto il sud America, gli scenari che il Brasile offre sono incredibilmente vari e tra loro contrapposti. Se si pensa all'Amazzonia e al suo lungo Rio si evocano immagini in netto contrasto con la spiaggia bianchissima di Copacabana ( se potete evitatela sono migliori, eleganti più sicure quelle di Arpador, Ipanema e Leblon ), così allo stesso tempo se si associa la ricchezza e il lusso dei grandi grattacieli di San Paolo o Rio de Janeiro, non si possono dimenticare le migliaia di bidonville – favelas – solo a Rio ce ne sono 754 - che quotidianamente vengono affollate da gente disperata e poverissima. Ma spiagge, foresta amazzonica e architettura coloniale e moderna sono elementi costanti del Brasile, elementi che si uniscono a creare un delicato equilibrio, capace però di suscitare nei visitatori grande stupore e fascino.
Scoperto il 22 aprile 1500 dal navigatore portoghese Pedro Alvares Cabral, il Brasile è rimasto colonia portoghese per più di tre secoli. L'indipendenza del paese porta la data dell'anno 1822, dopo la quale divenne un impero per poi trasformarsi, nel 1889, in repubblica. Quella che Cabral scoprì è una nazione grande 26 volte l'Italia e con una distanza tra gli estremi equivalente a quella fra Libia e Norvegia: vi sarà dunque necessario molto tempo per visitarla tutta. Città come Rio de Janeiro, Bahia, Porto Alegre, Recife, San Paolo e Salvador solo in parte riescono a far comprendere le mille sfaccettature di un paese giovane (dei circa 190 milioni di abitanti il 70% ha meno di 30 anni), in costante movimento, contraddittorio e a volte estremo.
Trovandosi di fronte a un territorio così vasto, è difficile suggerire un periodo adatto per visitare il Paese, perché questo cambia di volta in volta a seconda della meta che si desidera raggiungere. In linea di principio possiamo comunque dire che se desiderate recarvi nella zona equatoriale dell'Amazzonia, dove il caldo umido è praticamente una costante, il periodo più adatto è quello che va da agosto a novembre, mentre nelle zone temperate come Rio de Janeiro è più indicato l'intervallo tra giugno e ottobre; infine, nel Sud è bene ricordare che il periodo invernale (maggio-agosto) è piuttosto freddo.
Ogni macroregione in Brasile ha le sue ricchezze da mostrare. Il Nord, che occupa metà del territorio brasiliano, è costituito dalla foresta pluviale amazzonica, meta preferita dagli amanti dell'avventura. Con le sue 1.800 specie di uccelli, 250 varietà di mammiferi e 1.500 specie di pesci, la regione rappresenta una immensa riserva naturale, nella quale non mancano belle città come Belém, situata sull'estuario del Rio delle Amazzoni. Ed è sempre qui che si può visitare il più grande arcipelago fluviale del mondo: l'arcipelago delle Navilhanas. Sempre a nord, ma spostandosi verso est, le splendide spiagge brasiliane sono meta di migliaia di turisti ogni anno. Il Nord-est, la prima regione a essere colonizzata dagli europei, è ricco di città dai mille volti: Salvador, famosa per le sue belle chiese e il caratteristico centro storico (il pelorinho); Recife, conosciuta per una particolare versione del carnevale e per i suoi splendidi palazzi storici; Maceiò, celebre per le sue incantevoli spiagge e Sao Luis, caratteristica per le sue eleganti facciate decorate e maiolicate. Tra le città più belle del Paese c'è sicuramente anche Brasilia. La capitale, che si trova nella regione centrale del Brasile, offre ai visitatori una stupenda architettura d'avanguardia. Questa regione è caratterizzata da una delle più grandi riserve naturali incontaminate della terra, Pantal: 260.000 chilometri di fiumi, laghi e foreste formano un'immensa riserva dove trovano rifugio rare specie di animali (onças, felini brasiliani).
Porta d'accesso al Brasile, la regione del sud-est accoglie tre grandi città: San Paolo, Rio de Janeiro e Belo Horizzonte, che offrono ai turisti interessanti itinerari culturali. Rio, calda e accogliente, annidata tra le montagne e il mare, offre le famosissime spiagge di Copacabana e Ipanema. Ma le ricchezze della regione non finiscono qui: le splendide grotte di Lapinha e Maquiné (vico Belo Horrizonte) e i rinomati centri termali di Minas sono un'attrazione turistica di grande rilevanza. Terra del "gaùcho", il sud del Brasile rappresenta la regione dove sono presenti un gran numero d'immigrati dall'Europa e, soprattutto, dall'Italia. Curitiba, capitale dello stato del Paranà, è la città dove l'influenza di questa immigrazione è più tangibile nelle forme architettoniche e artistiche. Sempre in Paranà ci sono le cascate più grandi del mondo: Iguaçu.
Considerata la vastità del paese, non c'è dubbio che per gli spostamenti interni convenga l'aereo, tuttavia è normalmente difficile riuscire a visitare più di un paio di zone. Il consiglio è dunque quello di scegliere prima della partenza gli itinerari che si desiderano seguire. A meno che non siate fra quei fortunati che possono stare in giro tutto (o quasi) il tempo che vogliono.

RIPARTONO LE OSTILITA’ TRA L’ARGENTINA E L’INGHILTERRA.

RIPARTONO LE OSTILITA’ TRA L’ARGENTINA E L’INGHILTERRA.

Riportare la contesa alle nazioni unite è l’invito del Presidente I. Lula da Silva nella dichiarazione fatta alla riunione dei presidenti dell’America Latina e Caraibica, riuniti a Cancun nel Messico.

Il giorno dopo l’appoggio unanime dichiarato dai paesi dell’America Latina e Caraibici al governo Argentino il presidente LULA ha proposto durante la riunione del Gruppo Rio, che l’ONU “ riapra il dibattito” sulla questione Argentina e Gran Bretagna.

LULA ha dichiarato e sollecita delle risposte su:

· Qual è una spiegazione geografica, politica ed economica che la GB occupi le Malvinas?.

· Qual è la spiegazione politica dell’ONU, del perché la GB occupi le Malvinas?, non è possibile che l’Argentina non sia sovrana nel suo territorio, ma la GB che dista a 14 mila km?.

E’ necessario che, i paesi dell’America Centro Meridionale e Caraibica incominciamo a rivendicare e lottare perché L’ONU ed il suo Segretario Generale entri in questa discussione e risolva la questione aperta dal 1883.

Inoltre, Il Presidente LULA ha posto con forza la questione della GB e dei membri permanenti al Consiglio di Sicurezza dell’NU, chiede una riformulazione dell’organizzazione delle presenze n seno al Consiglio e l’ampliamento della rappresentanza all’America Meridionale.

Londra ha recentemente dichiarato che accetta di riaprire la discussione ma non vuole discutere sulla sovranità.

Anche in quella parte di mondo si è scoperto un grosso giacimento di petrolio.

A Cancun è nato un nuova organizzazione senza gli Stati Uniti ed il Canadà, il nome ufficiale sarà definito entro il 2011. Faranno parte 33 paesi della America centro meridionale che potrà essere chiamata Comunità degli stati Latino Americani e Caraibici, il nome sarà definito nella prossima riunione dei paesi interessati a Caracas nel 2011. La nuova organizzazione dovrà rafforzare l’integrazione regionale con l’obiettivo di promuovere lo sviluppo sostenibile, stimolare l’unità regionale per il progresso e per sconfiggere la povertà ed una posizione unitaria per combattere la crisi e le trasgressioni del capitalismo.

La creazione della nuova organizzazione è un fatto storico, Cuba considera un grande successo aver iniziato la costruzione di una organizzazione regionale puramente latino-americana e caraibica .

La riunione si è chiusa con la dichiarazione di appoggio all’Argentina nella disputa con la Gran Bretagna sulla sovranità delle Malvinas.

Storia.

Alla luce del diritto internazionale, l’atto Britannico della presa delle Malvinas nel gennaio del 1883 può essere qualificato come un illecito. Si trattò di un atto della marina militare Inglese che occupò con la forza il territorio di uno stato straniero. Il comandante Onslow con il cargo CLIO occupò definitivamente nel gennaio del 1883 il territorio della provincia Unita del Rio della Plata. In questo caso delle Malvinas l’Inghilterra non invocò la conquista, ma lo fece lo stesso anche se si trattava di occupazione con la forza in tempo di pace. La commissione delle Nazioni Unite considerò l’occupazione un atto illecito di carattere continuo mantenendo con la forza un dominio coloniale occupato illegalmente.

Secondo le leggi internazionali un atto illecito genera una responsabilità che si traduce in due obbligazioni fondamentali:

· porre fine all’atto illecito, garantendo che non si ripeterà,

· riparare integralmente i danni causati.

Nel caso delle isole Malvinas la riparazione dovrebbe essere sulla base della dello sfruttamento del territorio da parte dell’Inghilterra dal 1883 ad oggi.

Pochi giorni fa il governo argentino ha presentato formale protesta all’ambasciata inglese di Buenos Aires che fa seguito alle molte richieste a partire dal gennaio del 1883, contro l’usurpazione britannica.

Le proteste Argentine a partire dal 1883, gli atti hanno i requisiti per essere considerati “ atti giuridici validi” per il diritto internazionale. L’Argentina come stato titolare del diritto di sovranità sull’arcipelago ed ha chiesto attraverso gli ambasciatori a Londra ed all’ONU:

· la restituzione del territorio occupato,

· il diritto di riunificare le Malvinas all’Argentina.

L’Inghilterra in passato aveva riconosciuto le Malvinas parte della colonia spagnola e pertanto parte dell’Argentina alla successione ed alla indipendenza dalla Spagna.

LA QUINTA INTERNAZIONALE SOCIALISTA IN SUD AMERICA.

LA QUINTA INTERNAZIONALE SOCIALISTA IN SUD AMERICA.

I giornali progressisti del continente in questi giorni hanno titolato: UNA BUONA NOTIZIA PER LA SINISTRA DELL’AMERICA MERIDIONALE, LANCIATA LA QUINTA INTERNAZIONALE SOCIALISTA.

Annunciata dal presidente venezuelano Hugo Chávez che, ritorna a far la propaganda non solo dell’America meridionale per la lotta per un nuovo socialismo ed invita a riunire le istituzioni, partiti ed i movimenti sociali che difendono l’ideologia socialista, con la proposta della Quinta internazionale socialista dei paesi dell’emisfero meridionale del mondo.

Con questo Hugo Chávez da il via ad una serie di riunioni, di attività, di iniziative create già nel 1996 durante il primo incontro internazionale contro il neoliberalismo, organizzato dall’esercito Zapatista di Liberazione Nazionale del Chiapas in Messico che, all’incontro parteciparono 3000 delegati , con la presenza di 42 paesi, con l’obiettivo di diffondere, articolare e preparare il terreno per la 5° Internazionale Socialista all’epoca chiamata Internazionale della Speranza.

Un sentimento molto forte, cha ha dentro questo contesto di questa impresa che solamente con la formazione di una lega politica di fratellanza degli ideali socialisti sarà possibile superare i capitalismi in una ottica internazionalista, riproponendo le basi per costruire il socialismo del XXI secolo, teoria che fu formalizzata dal professore tedesco Hans Dietrich Stefan, ex consigliere di Hugo Chávez.

Non c’è in questa proposta nessun tentativo di trasferire l’esperienza del XX secolo e nemmeno negando i primi sforzi socialisti per l’emancipazione della classe lavoratrice. A parte questo si aggiunge che la novità di ora è nella convinzione che questa è la giusta direzione per creare la nuova società socialista e passa per la comprensione delle caratteristici di ogni paese, entro i quali il tema delle questioni nazionali e la multipolarità e uguaglianza sociale è necessaria all’integrazione regionale, soprattutto nelle difficoltà che sta attraversando il capitalismo globale.

Chávez si è assunto un grande compito che consiste nel traghettare “questa” parte del mondo in un “altro nuovo mondo” facendo leva proprio sui suoi elementi originari fondativi, quel mix di libertà e socialismo , di progresso e di solidarietà sociale, di rispetto delle regole e di rinnovamento politico culturale, che hanno contraddistinto le rivoluzioni sud americane. Il primo Bolivar. Il contributo dei partiti e l’importanza che loro hanno, avere una base più vicina al movimento socialista di ispirazione Marxista Leninista che si evolveranno nel processo dell’edificazione della Quinta Internazionale Socialista. Questo perché si è consolidato mondialmente la militanza del terzo mondo coinvolti nella lotta politica e non sono a priori oriundi del proletariato, classe lavoratrice, ma che avviene per profonda riformulazione di quello che Karl Marx lanciò con il Manifesto del Partito Comunista. C’è in questa nuova militanza una capacita spontanea interessante che ha bisogna di esser valorizzata e politicizzata. Chávez, ispira a passare alla storia come l’inventore del nuovo modello, che si può definire “il nuovo socialismo sud americano” : togliere ai ricchi per dare ai poveri “ se non proprio come Marx, almeno passando per Fidel, per Morales, per Lula con il salario minimo per tutti ed arrivare ad una nuova società socialista ...”; allargare comunque la base sociale del benessere, venire incontro dei bisogni dei diseredati; cambiare la struttura della produzione economica e controllare dall’alto e dal centro i meccanismi finanziari. Chávez, naturalmente ipotizza che tutto questo serve per uscire dalla crisi, è un pensiero forte, cioè che la politica si fa ispirandosi a valori e non agli interessi di parte. Il messaggio vincitore di 11 anni fa Chávez è stato questo. Ancora persistono alcuni temi sociali cruciali, per l’emancipazione umana, tale come la presa del potere rivoluzionario, oppure l’incremento delle misure per superare la diseguaglianza tra la città e la campagna, combattere l’analfabetismo di massa e la secolare oppressione della donna - compromesso che Lenin ed il governi successivi , hanno saputo risolvere con una rapidità storica grazie all’abnegazione ed al contributo del popolo.

La proposta della Quinta Internazionale socialista, non avrà il medesimo percorso della prima della seconda e della terza Internazionale cioè quello d’imporre azioni immediate dei paesi aderenti ma, dovrà funzionare come una grande centro di scambio delle esperienze e di interscambio di informazione tattiche e strategiche per superare il capitalismo. Nel tempo avrà la funzionamento di orientamento politico rivolto alla promozione dello sviluppo sociale.

In generale, quello che peserà nella storia della Quinta Internazionale Socialista , servirà soprattutto per dare impulso alle nuove generazioni di militanti politici, un grande centro di consultazione delle esperienze, dei programmi alternativi per far avanzare la lotta socialista nel quadro dell’attuale crisi del neoliberalismo. Tuttavia con il processo che si iniziato, è possibile che altri elementi di analisi potranno aiutare il percorso della 5 Internazionale Socialista. Ma per ora è assolutamente certo che il contributo dei suoi membri, militanti e simpatizzanti sarà quello di cercare di modellare il futuro della società socialista nell’America meridionale e nel mondo.

Scheda 1. POPOLARITA’ di CHAVEZ. Visto dalla parte della sinistra moderata.

La popolarità di Chávez rimane sempre alta. A sette mesi dalle elezioni l’indice di gradimento del governo è del 58%. A pochi mesi dalle elezioni legislative la maggioranza della popolazione appoggia il governo di Chávez il risultato di un sondaggio della Reuter, anche se questo è il risultato più basso dei sondaggi fatti negli ultimi 11 anni. A pesare sulla popolarità di Chávez è senz’altro , secondo alcuni analisti, la grave crisi politica, economica ed energetica che non ha risparmiato il Venezuela.

Il sondaggio è stato fatto a gennaio dall’istituto IVAD. Dopo 11 anni al potere è passato dal 71% nel 2008 e del 60% nel 2009. Indagine fatta sulla responsabilità della crisi economica, per il 46% la responsabilità è di Chávez e del suo governo, l’altro 50% è dell’opposizione perche Chávez governa in quanto non ci sono Leader in grado di affrontarlo.

La maggioranza dei venezuelani criticano il razionamento dell’energia e dell’acqua nel paese. Ma il 52% esprimono il loro ottimismo e sono convinti che il governo risolverà il problema.

Cosa succederà in settembre, alle prossime elezioni:

· il 39% degli intervistati voteranno i candidati legati al governo,

· contro il 34% che preferiranno i candidati dell’opposizione.

· Il 10% indeciso,

· 17% non parteciperà al voto.

Il 66% dichiara di essere d’accordo che il presidente possa governare per un altro mandato dopo il 2012.

Il sondaggio è stato voluto dallo stesso governo su un campione di 1200 per regione di cittadini, tra il 16 ed il 28 gennaio , con un margine di errore tra 1,03 al 2,37 %.

I RAPORTI di CHAVEZ CON I PAESI DELL’AMERICA MERIDIONALE, MARCOSUL. Il Marcosul che emerge dal trattato di Asuncion è una unità di intenti, al suo interno si pratica il libero commercio ed una politica commerciale comune. Secondo alcuni analisti della sinistra moderata, dichiarano che, forse questo non è il miglior momento per l’ingresso del Venezuela anche data l’opposizione dell’Paraguai. Come si sa il Venezuela doveva entrare già nel 2006 e questo dipendeva dall’approvazione dei parlamenti dei paesi membri.

Il senato federale Brasiliano ha approvato recentemente l’entrata del Venezuela argomentando: “ che, tale approvazione era in funzione di non isolare il Venezuela dal contesto Marcosul”. In realtà il Brasile compra petrolio dal Venezuela e vende tecnologia.

La preoccupazione del Paraguai è in merito alla grave situazione economica tenendo presente che il 25% dell’inflazione è la più alta dell’America meridionale, combinata con una perdita del 2,5% del PIL , con una bilancia dei pagamenti compromessa e una conduzione economica non condivisa, Chávez ricorre ancora al sistema duale del tasso di scambio nella speranza di una correzione di direzione in itinere, “del rumo”. La relazione bolivar dollaro passa da 2.15 a 2.60 che significa una svalutazione del 17 % per i beni considerati essenziali e il USA $ 1 passerà con un svalutazione del 50%, a 4.30 per i beni superflui. L’impatto di questa politica sarà un effetto benefico immediato sulla bilancia commerciale, ma la conseguenza sarà una maggiore inflazione entro la fine dell’anno e la diminuzione dei consumi. Chávez sta pensando di mettere l’esercito in tutte le strade per controllare i prezzi dei commercianti per evitare che le merci acquistati prima dell’inflazione siano oggetto di speculazione. Un vecchio argomento ma sempre valido per controllare la speculazione. Vale notare che l’esperienza venezuelana fa pensare alla nostra questione del € visto che per la maggior parte dei beni primari in Italia sono aumentati del 50% senza ragioni valide. Forse il governo Prodi e dopo il governo di centro-destra avrebbero dovuto controllare in itinere prezzi. Va comunque considerato che l’attuale politica del Venezuela fa pensare alla vecchia politica economica dei paesi dell’America meridionale, con un regime di tasso fluttuante di cambio che permetteva alla banca centrale di interferire nella fluttuazione conosciuta come “dirty-float”. Il regime duale di cambio in vigore in Venezuela contrasta la tendenza mondiale nella libertà del mercato dei cambi. La bilancia dei pagamenti del Venezuela con il resto dei paesi del Marcosul e marca una tendenza negativa . in buona sostanza i paesi del Marcosul lamentano una inadeguata spesa interna, l’utilizzo dell’abbondanza dei proventi petroliferi non è riuscito a controllare la spesa pubblica e riportare la bilancia dei pagamenti in attivo. Sostengono che in 11 anni di governo Chávez, a fronte dell’aumento del petrolio di otto volte non è riuscito ad evitare la svalutazione del 90% del Bolivar. Con l’alto costo del petrolio era possibile armonizzare i costi sociali e risolvere i problemi dell’energia, dell’acqua, dei trasporti e dei servizi

Scheda 2. L'INIZIO DELLA FINE di CHÁVEZ:? Visto dalla destra moderata del paese.

Quest’anno sicuramente sarà un anno difficile che Hugo Chávez vivrà da quando ha preso il potere in Venezuela. La capacità del presidente per risolvere e nascondere la crisi sembra aver raggiunto il limite. Se la situazione continua a deteriorarsi, il governo sarà impotente a trovare soluzioni per la nuova crisi e si potrebbe pensare, quindi, che ci troviamo di fronte al punto di rottura e che sarà l’inizio della fine del regime di Chávez.

Il peggioramento della crisi di questi mesi ha peggiorato le condizioni di vita del popolo venezuelano e il governo non avrà alcuna spiegazione credibile o scuse per ottenere l'indulgenza della popolazione.

I quadri intermedi hanno perso la fiducia necessaria per vendere la speranza di un paese migliore.

La svalutazione inevitabile del 2009 si è tradotta in un aumento dei prezzi che metterà il paese sull'orlo di inflazione tra il 50% e il 60%, di gran lunga la più alta in America Latina. E se il prezzo complessivo elevato si aggiunge la crescente carenza dei prodotti di prima necessità, il razionamento insopportabile dei servizi idrici e di energia elettrica, e la crescente insicurezza nelle città, sono un cocktail esplosivo che Chávez è improbabile per potrà disattivare con la loro retorica populista, con l’ "imperialista" degli Stati Uniti, o la minaccia di invasione della Colombia.

Chávez ha, oggi, il rating più basso di popolarità del suo mandato, il che dimostra che i venezuelani stanno cominciando a capire il fallimento storico del regime di Chávez. Dopo 11 anni al potere e aver speso più di 950 miliardi dollari della miniera d'oro del petrolio, la sua economia in maiuscolo, la produzione industriale è diminuita, i piani sociali non funzionano, gli imprenditori fuggono dal Paese e il 60% dei loro prodotti alimentari devono essere acquistati all'estero. Inoltre, pur nuotando in un mare di petrolio, il paese sta attraversando una crisi strutturale di energia a causa della mancanza di investimenti e di manutenzione delle sue infrastrutture che, non basteranno per risolverli quattro o cinque anni.

In contrasto con la mancanza di investimenti interni, Chávez ha dato più di 61 miliardi dollari in aiuti ad altri paesi. Fino a quando nelle casse dello stato il denaro era abbondante in seguito alla crescita del petrolio, nessuno si lamentava, ma ora, in mezzo alla crisi economica a causa dell’oscillazione dei prezzi del petrolio no basta più per mantenere i conti in attivo ed è aumentato il debito estero.

A tutto questo c'è una terribile situazione di insicurezza che sta moltiplicato per quattro il tasso di omicidi nel paese da quando Chávez è salito al potere. Di fronte a questo, il governo è rimasto impassibile ma, con un discorso ufficiale ha giustificato in parte la violenza criminale, come una valida espressione della lotta dei poveri contro i ricchi, e che contribuisce indubbiamente alla crescente insicurezza del paese.
La crisi comincia a toccare le porte del governo. Nel 2009, alti funzionari sono stati coinvolti in scandali di corruzione . Sempre nel 2009 ha rinunciato ai ministri della difesa dell'ambiente e della Banca centrale, tra le proteste degli studenti e disordini causati dalla chiusura di sei reti televisive.

Heinz Dietrich, principale ideologo del regime, ha descritto il governo come "un Titanic che sta per affondare e l'ambasciatore del Venezuela per l'OAS Roy Chaderton, pubblicamente ha espresso la sua preoccupazione per la sopravvivenza della rivoluzione boliveriana.