venerdì 2 novembre 2012
ECCO COSA HA FATTO HOLLANDE,
ECCO COSA HA FATTO HOLLANDE, COSE CHE IL NOSTRO PRESIDENTE DEL CONSIGLIO NON FARA’ MAI IN QUANTO RAPPRESENTA I POTERI FORTI DI QUESTO PAESE E LA PEGGIORE BORGHESIA EUROPEA. DI FATTO E’ LA CONTINUITA’ IN DOPPIO PETTO DI BERLUSCONI E ALLIEVO DELLA SCUOLA DI CICHAGO. SIAMO ALLA FARSA DELLA DEMOCRAZIA.
Ecco cosa ha fatto Hollande (non parole, fatti), ecco anche il perché, in Italia nessuno parla più della Francia.
• Hollande in 56 giorni di governo: ha abolito il 100% delle auto blu() e le ha messe all'asta; il ricavato va al fondo welfare da distribuire alle regioni con il più alto numero di centri urbani con periferie dissestate. Ha fatto inviare un documento (dodici righe) a tutti gli enti statali dipendenti dall'amministrazione centrale in cui comunicava l'abolizione delle «vetture aziendali» sfidando e insultando provocatoriamente gli alti funzionari, con frasi del tipo «un dirigente che guadagna 650.000 euro all'anno, se non può permettersi il lusso di acquistare una bella vettura con il proprio guadagno meritato, vuoi dire che è troppo avaro, o è stupido, o è disonesto. La nazione non ha bisogno di nessuna di queste tre figure». (*)Via con le Peugeot e le Citroen. 345 milioni di euro risparmiati subito, spostati per creare (apertura il 15 agosto 2012) 175 istituti di ricerca scientifica avanzata ad alta tecnologia assumendo 2.560 giovani scienziati disoccupati «per aumentare la competitività e la produttività della nazione».
• Ha abolito il concetto di scudo fiscale (definito «socialmente immorale») e ha emanato un urgente decreto presidenziale stabilendo un'aliquota del 75% di aumento nella tassazione per tutte le famiglie che, al netto, guadagnano più di 5 milioni di euro all'anno. Con quei soldi (rispettando quindi il fiscal compact) senza intaccare il bilancio di un euro ha assunto 59.870 laureati disoccupati, di cui 6.900 dal 1 luglio del 2012, e poi altri 12.500 dal 1 settembre come insegnanti nella pubblica istruzione. (**)
• Ha sottratto alla Chiesa sovvenzioni statali per il valore di 2,3 miliardi di euro che finanziavano licei privati esclusivi, e ha varato (con quei soldi) un piano per la costruzione di 4.500 asili nido e 3.700 scuole elementari avviando un piano di rilancio degli investimenti nelle infrastrutture nazionali. Ha varato un provvedimento molto complesso nel quale si offre alle banche una scelta (non imposizione): chi offre crediti agevolati ad aziende che producono merci francesi riceve agevolazioni fiscali, chi offre strumenti finanziari paga una tassa supplementare: prendere o lasciare. (***)
• Ha decurtato del 25% lo stipendio di tutti i funzionari governativi, del 32% di tutti i parlamentari, e del 40% di tutti gli alti dirigenti statali che guadagnano più di 800 mila euro all'anno. Con quella cifra (circa 4 miliardi di euro) ha istituito un fondo garanzia welfare che attribuisce a «donne mamme singole» in condizioni finanziarie disagiate uno stipendio garantito mensile per la durata di cinque anni, finché il bambino non va alle scuole elementari, e per tre anni se il bambino è più grande. (****)
• Una task force per battere l’evasione e la corruzione (*****)
• Ed ALTRO….
IL TUTTO SENZA TOCCARE IL PAREGGIO DI BILANCIO.
Risultato: ma guarda un po'... surprise!!
LO SPREAD CON I BUND TEDESCHI È SCESO, PER MAGIA. È ARRIVATO A 101 (DA NOI VIAGGIA INTORNO A 470).
L'inflazione non è salita. La competitività e la produttività nazionale è aumentata nel mese di giugno per la prima volta da tre anni a questa parte.
Cosa succederebbe da noi se fosse applicata immediatamente la cura Hollande.
(*) Le auto blu che passione per i nostri notabili, sono sempre più blu e più grosse…., a carico del contribuente
(**) Noi NO, aspettiamo che siano tutti esodati nei paradisi fiscali ed i ricchi continuano ad evadere
(***) Da NOI riescono pure far finta di sbagliare così la chiesa continua a godere dei privilegi che ai cittadini italiani sono negati, così l’IMU è l’unica patrimoniale e naturalmente pagano poveri
(****) Il massimo della democrazia, da NOI invece si fa pagare il contributo di solidarietà ai pensionati..
(*****) E NOI INVECE…, LA LEGGE ANTICORRUZIONE ma per chi.. Se mancano i confini dell'illegalità - Che la corruzione in Italia sia problema gravissimo lo rammentano giorno dopo giorno le cronache giudiziarie. Gli scandali si susseguono con ritmo incalzante e il decadimento morale della politica è il tema che più attira l'attenzione del pubblico. Non sappiamo quanto di suo il pubblico sarebbe attento. Ma a destare l'attenzione provvedono i media - ci sono addirittura giornali che campano sugli scandali - mentre da un trentennio si avvicendano sulla scena formazioni politiche, anzi antipolitiche, pressoché sprovviste di contenuti programmatici, ma che fanno della moralizzazione della politica il loro cavallo di battaglia.
Della questione non poteva non accorgersi, nel suo spietato sforzo non già di risanamento economico-finanziario - perché il paese è allo stremo - bensì di rieducazione e punizione degli italiani, il governo Monti, che ha promosso una nuova normativa anticorruzione, faticosamente varata al Senato e adesso in transito verso la Camera.
Sulle nuove norme ha già detto abbastanza sulle pagine di questo giornale Livio Pepino. La montagna ha partorito il topolino. In ragione di rapporti politici che sono quel che sono. Il topolino è però unicamente figlio della resistenza di alcune forze politiche desiderose di scongiurare misure che potrebbero colpire alcuni loro esponenti, o c'è dell'altro?
Capita con ogni probabilità in tutti i regimi democratici. Ma non consola per nulla. In Italia è comunque accertato che larga parte del paese vive di comportamenti illegali. C'è un mucchio di gente che lavora con onestà, paga le imposte, rispetta il codice della strada e non sparge rifiuti tossici, ma ce ne è molta altra per la quale la trasgressione delle regole è la modalità con cui partecipa alla vita collettiva. Ovvero che quando le conviene trasgredisce, ritenendo del tutto ovvio, e neanche immorale, calpestare ogni regola.
Se non che, a esser realisti, il confine tra i primi e i secondi non è affatto netto. Chi non ha mai parcheggiato in seconda fila o ha dimenticato di chiedere la fattura all'idraulico? Per qualche ragione da indagare, il rapporto con le regole è in Italia critico per tutti, ferma restando la presenza di vasti ceti che potremmo definire affaristici che nell'illegalità prosperano rigogliosamente: imprenditori, professionisti, funzionari pubblici. Cui non mancano, di conseguenza, neppure gli uomini politici che li rappresentino. Stiamo attenti: i politici mafiosi e camorristi esistono non perché mafia e camorra siano abili nell'infiltrare il mondo politico, ma perché sono pezzi ampi e vitali della società, che tengono a inviare propri rappresentanti nelle istituzioni e non faticano a farlo.
Non c'è solo l'industria della violenza. Vi sono intraprese più che blasonate che ricorrono all'illegalità. Finmeccanica è un'azienda di spicco: se saranno confermate le accuse rivolte ai suoi dirigenti, avrebbe condotto i suoi affari in maniera a dir poco disinvolta. Non da oggi sappiamo che la più grande impresa nazionale nel campo dei media si è sviluppata partire dall'occupazione abusiva dell'etere, poi condonata dalla politica. Mentre, tra i fatti recenti, sgradevolissimi odori emana la fusione Sai-Unipol.
Non si tratta pertanto di ripulire un paniere di mele marce. Essendo la trasgressione delle regole una regola piuttosto condivisa della vita associata, il primo compito della politica sarebbe fissare i confini tra legalità e illegalità, e tra ciò che è moralmente legittimo e ciò che non lo è. I ceti affaristici ricavano dall'incertezza troppi vantaggi per apprezzare una simile mossa. A tal fine in ogni caso non bastano né più rigorose norme repressive, né la mobilitazione morale oggi in auge. Si è già visto del resto come le stesse formazioni politiche sorte all'insegna della moralità siano state infiltrate da personaggi discutibili. Quanto più s'improvvisa una nuova formazione politica, tanto più si corre questo rischio.
Purtroppo, tra appalti truccati, occupazioni abusive di suoli o dell'etere, riciclaggio e spregiudicate operazioni finanziarie, evasione fiscale, inquinamento e quant'altro, dal fatturato dell'illegalità discende parte non piccola della ricchezza del paese.
E ciò rende i ceti affaristici politicamente potentissimi. Per quasi un ventennio l'Italia è stata guidata da una coalizione d'interessi che ha fatto della violazione delle regole la sua risorsa principale di ascesa sociale e politica. Nel plebiscitarismo berlusconiano tale coalizione ha trovato la sua rappresentanza, che ha elevato la trasgressione a ideale politico. Ammesso che il plebiscitarismo scompaia, nessuno può illudersi: gli interessi che si sono identificati con esso non scomparirebbero. Piuttosto proveranno a trovare una nuova rappresentanza politica, forse anche nei dintorni della sinistra, e pure avvantaggiati dalla confusione che suscita il furore antipolitico.
Solo una coalizione d'interessi simmetrica, che una volta per tutte squalifichi forma di trasgressione e senza reticenze contrasti la coalizione del malaffare anche sul terreno delle politiche, potrebbe scongiurare questa eventualità. Serve una bonifica economica, culturale e politica a larghissimo raggio, che tracci bene i confini e in pari tempo rinnovi il paese, promuovendo opportunità di lavoro e di crescita, e modalità di erogazione dei servizi, che rendano la trasgressione diffusa, oltre che illegittima, superflua.
L’ALLARME Germania, “lavatrice” delle mafie italiane di Mattia Eccheli da Colonia
Non solo locomotiva, ma anche lavatrice d'Europa per almeno una cinquantina di miliardi di euro l'anno (stimati). In Germania, i casi sospetti di riciclaggio di denaro sporco sono aumentati in un anno del 17%, dagli 11.042 del 2010 ai 12.968 dello scorso anno. I flussi più significativi arrivano dall'Italia, ma anche le organizzazioni di Russia, Bielorussia e Ucraina compirebbero operazioni importanti, come rivela l'edizione online della Bild Zeitung (notizia peraltro ripresa da diversi media).
Il “detersivo” con il quale ripulire il denaro, secondo quando ha ricorda a Colonia il Procuratore generale presso il pool Antimafia di Palermo Roberto Scarpinato, intervenendo a una tre giorni al titolo “Cultura della legalità”, non solo soltanto attività imprenditoriali lecite, ma anche l'eccessiva permeabilità della legislazione tedesca in materia. Non è la prima volta che un magistrato rileva l' “arretratezza” della Germania su questo tema: molti mafiosi hanno scelto questo paese, sintetizza il procuratore, “perché possono diffondersi relativamente indisturbati”.
SCARPINATO – che ha preso parte ai lavori assieme a Sonia Alfano, presidente della Commissione Ue su criminalità organizzata, corruzione e riciclaggio di denaro - cita il caso di un pregiudicato condannato in Italia a 20 anni di carcere ed alla confisca dei beni che a Solingen, una città di 160mila abitanti, è titolare di un'impresa con 700 dipendenti. La città si trova nel Land del Nord Reno Westfalia, il più popoloso della Germania, che la Direzione nazionale antimafia descrive nei documenti come “sede di una base logistica molto importante della ‘ndrangheta”. Sul suolo tedesco, la sola mafia calabrese conterebbe su una rete di 290 'ndrine e di almeno 1.800 fiancheggiatori.
Secondo gli inquirenti italiani la legislazione tedesca fornisce strumenti scarsamente efficaci nella lotta alla criminalità organizzata agli investigatori. Per procedere alla confisca dei beni, è necessario dimostrare che il denaro con il quale sono stati acquistati sia di provenienza illecita. In Germania, le mafie operano quasi esclusivamente a livello di colletti bianchi, anche se ci sono stime secondo le quali il 70% dei locali italiani di Colonia pagherebbe il pizzo. La strage di Duisburg di 5 anni fa (15 agosto del 2007) costata la vita a 6 persone costituisce una sanguinosa eccezione. Scarpinato rammenta pubblicamente che le autorità italiane avevano messo in guardia quelle tedesche almeno 18 mesi prima della mattanza che quel locale era frequentato da esponenti della criminalità organizzata . Oltre al rimpianto per i morti, c'è quello della mancata cattura di 52 appartenenti alla 'ndrangheta. Il pm italiano sottolinea come gli inquirenti avessero inutilmente suggerito di mettere sotto osservazione il ristorante “Da Bruno”.
DECINE DI MILIARDI
In un anno i casi sospetti di riciclaggio di denaro sporco sono cresciuti del 17% E manca una legislazione adeguata
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