venerdì 2 novembre 2012
LA MAFIA ITALIANA
COME MAI LE ISTITUZIONE PREPOSTE NON INTERVENGONO SULLA MACELLERIA SOCIALE DI MARCHIONNE…CHE VERGOGNA QUESTA ITALIA IN MANO ALLA MAFIA…
LA LEGGE DEL PADRONE di Lorìs Campettl
Ci sarà pure la magistratura, farà le sue ordinanze, ma da che mondo è mondo il padrone resta il padrone e sul destino dei suoi dipendenti vuole decidere lui. Se poi il padrone, o armatore che dir si voglia, non vuole sporcarsi le mani, a decidere sarà il «manager», o comandante della nave che dir si voglia. Se poi il comandante si chiama Sergio Marchionne e quella che guida è una nave da guerra, non ci si può meravigliare per i suoi ordini.
L'ordine di ieri è terrorizzante: visto che mi si costringe ad assumere 19 soggetti sgraditi targati Fiom, mi trovo costretto a buttarne fuori, Altrettanti perché l’organico attuale nella fabbrica di Pomigliano è più che sufficiente. È adesso, che ci pensino i 2146 dipendenti della newco nata su un ricatto sulle ceneri della «vecchia» Pomigliano (che di dipendenti ne aveva 4.500 e tutti avrebbero dovuto essere riportati al lavoro) a sputare addosso ai 19 sgraditi, a Maurizio Landini, all'intera Fiom e, visto che ci sono, ai giudici che continuano a condannare la Fiat per le sue discriminazioni. Meglio che i rematori si scannino tra di loro. La caccia alla Fiom, del resto, era già iniziata anticipatamente e a combatterla erano stati alcuni militanti dei sindacati benedetti o peggio fondati da Marchionne, sulla base della parola d'ordine: mors tua vita mea, e lunga vita al padrone.
Per quanto attesa, almeno da chi ha imparato a conoscere Marchionne, la decisione di mettere in mobilità 19 dipendenti buttando la colpa su chi chiede giustizia e su chi glie la da, resta pur sempre una decisione vergognosa. Scatenare, la guerra tra poveri, mettere operai contro operai è l' ultima arma sfoderata dall'amministratore delegato Fiat. È uno sberleffo, per non dire un insulto, alla legalità, una rivendicazione di onnipotenza di chi ritiene di poter liberamente licenziare per rappresaglia (come a Melfi, o come sempre la Fiat, anche ai tempi di Valletta) o non assumere sempre per rappresaglia, come a Pomigliano.
E se un'autorità superiore, a cui deve 'attenersi perché ha il compito di far rispettare le leggi, getta sul tavolo un'ordinanza per il ripristino della legalità, allora Marchionne rovescia il tavolo addosso agli operai, non potendo sparare al giudice. Non sarà semplice mettere in pratica la ritorsione annunciata ieri dall'uomo nero del Lingotto, perché renderebbe necessario far convivere la cassa integrazione ordinaria legata alla crisi con la mobilità per rappresaglia. In ogni caso, oltre ad attizzare lo scontro tra lavoratori l'urlo rabbioso di Marchionne serve a distrarre l'opinione pubblica dai problemi reali della Fiat: l'esplosione dell'indebitamento, la distruzione di liquidità avvenuta negli ultimi tre mesi, la decisione di cancellare il marchio Lancia e di ridurre quello Fiat alle vetturette, l'ennesimo rinvio degli I investimenti a un fumoso futuro, mercato permettendo, il trasferimento negli Stati Uniti di ricerca, investimenti, comando. E domani magari I anche Piazzaffari sarà abbandonata! per far approdare il titolo a Wall Street.
Chissà se Monti continuerà a direi che un, imprenditore ha il diritto di| fare quel che vuole e dove vuole peri raggiungere i suoi scopi. Cioè il profitto. La politica, come le stelle, sta guardare.
2 – A POMIGLIANO SI CERCA GUERRA di Francesca Pilla - Napoli
Diciannove contro diciannove e la parola che piano piano prende posto con il passare delle ore è «rappresaglia». Sergio Marchionne ha fatto la sua mossa e nel primo pomeriggio di ieri ha diramato una nota con cui spiega che, dopo la sentenza della Corte d'appello di Roma che obbliga la Fip di Pomigliano d'Arco a riassumere 19 dipendenti della Fiom, a causa della crisi, della congiuntura interazionale, della flessione dei mercati la Fiat, si trova costretta a. mettere in mobilità altrettanti 19 operai (forse iscritti ad altri sindacati, ndr). Insomma se l'ad voleva far scoppiare una guerra tra poveri nello stabilimento Giambattista Vico allora ha fatto la mossa giusta. Metalmeccanico contro metalmeccanico e il gioco è fatto.
Solo la scorsa settimana, infatti, era girata una petizione in fabbrica contro il reintegro di quelli della Fiom e secondo alcune testimonianze diversi lavoratori erano stati costretti o indotti a firmare.
Un clima teso, una partita scorretta che ha fatto dire disgustato a Mario Di Costanze, uno di quelli che dovrebbe essere richiamato entro il 28 novembre: «È proprio una vergogna, Marchionne non perde occasione per cercare di dividere i lavoratori. Adesso dichiara anche guerra alla magistratura . per far pesare sui giudici la situazione che si sta creando». Poi Di Costanze, tra i 145 che hanno vinto in diversi gradi di giudizio la causa per discriminazione, ha aggiunto: «Con questo atteggiamento però l'ad. non sta facendo altro che far luce sul suo reale progetto per Pomigliano: sé l’assunzione di 19 persone per lui è un problema, figuriamoci cosa sarà l'assunzione degli oltre 2000 in cassa integrazione che attendono di entrare». In queste ore gli operai scelti per rientrare sentono però tutto il peso del tiro al piccione innescato dalla casa automobilistica e c'è molta rabbia: «Pare voglia farci pesare quello che lui sta mettendo in atto, per dimostrare di essere lui il più forte e l'unico che debba prendere decisioni, anche a discapito delle leggi».
Ma il senso della strategia dei vertici societari è espressa bene da Giorgio Airaudo della segreteria nazionale Fiom: «si tratta di una procedura chiaramente ritorsiva , antisindacale, illegittima, perché i motivi addotti nella nota resa pubblica dalla Fiat non giustificano nessun licenziamento, anche in considerazione del fatto che l'azienda ha firmato un accordo nel quale assumeva l'impegno a riassumere tutti i lavoratori di Pomigliano». Poco male, avrà pensato lo stesso Marchionne che a occhio e croce sembra essere intenzionato a portare lo scontro alle ennesime conseguenze.
La politica al momento gli volta le spalle e se gli è stata ammiccante durante il noto referendum-ricatto del 2010, Ora gli riserva una pioggia di critiche. Da Fassina del Pd che parla di «comportamento inaccettabile» puntando il dito contro l'azienda rea di «alimentare una guerra interna», a Ni-chi Vendola che accusa Marchionne di considerare gli operai «ostaggi» della Fiat.
Anche l'Idv, tramite Maurizio Zipponi sostiene che sta per essere messa in atto una «ritorsione inaccettabile e penalmente perseguibile». Oliviero Diliberto, del Pdci, ricorda la peggiore tradizione del Lingotto che «mette lavoratori contro lavoratori, e fa pagare il prezzo delle sue scelte sbagliate a : chi ha il diritto di lavorare». Paolo Ferrerò, Prc, afferma che l'ad «applica la logica della rappresaglia cercando di scatenare la guerra tra i poveri, come facevano i nazisti dopo le azioni dei partigiani».
Mentre il sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, scrive sul suo blog: «Soltanto un miope padrone può comportarsi in questo modo, danneggiando e umiliando i lavoratori, quindi tutto il Paese e la democrazia. Il governo si deve opporre».
Nonostante il coro di disapprovazione, i sindacati firmatari del contratto con la newco hanno ancora una volta forzato la mano addossando l’intera colpa alla Fiom. Il leader della Cisl Raffaele Bonanni ha accusato addirittura le tute blu della Cgil di essere «in combutta» con i poteri della finanza per boicottare la Fiat. Mentre dalla Campania il segretario della Firn, Giuseppe Terracciano, ha consigliato all'organizzazione di cambiare atteggiamento.
Ma dalla Cgil nazionale rispondono a muso duro parlando di «un ricatto inaccettabile, una strategia vergognosa che ha il solo scopo di mettere i lavoratori gli uni contro gli altri». Forse l'appello più sensato è quello di Andrea Amendola segretario regionale Fiom: «Spero che gli altri sindacati non vogliano firmare la procedura di mobilità annunciata da Fiat».
Un atto illegale, viola la Costituzione
Maurizio Landlnl
La decisione della Fiat di buttare fuori dallo stabilimento di Pomigliano 19 operai, motivandolo con la sentenza della Corte d'Appello di Roma che fa giustizia di un'odiosa discriminazione ai danni dei lavoratori Fiom, è un atto illegale di una gravi-i senza precedenti, una violazione esplicita della ostinazione. Sergio Marchionne conferma, così la sua strategia e i suoi metodi antioperai e antisindacali, fino all'eliminazione fisica del dissenso dagli stabilimenti Fiat Ora mi aspetto che anche le altre organizzazioni dei metalmeccanici facciano sentire la loro voce, così come mi aspetto che la politica batta un colpo richiamando la più importante azienda privata italiana alle sue responsabilità e al rispetto del principio che informa le leggi fondamentali dello stato e che prevedono pari dignità tra il lavoro e l'impresa. La politica della Fiat si fonda sul ripetuto attaccò alle libertà e alle leggi. Il presidente Monti deve intervenire contro quest'ultimo vulnus. Come Fiom chiediamo che lo sciopero europeo del 14, a cui la Cgil aderisce con una fermata di 4 ore, abbia tra le parole d'ordine il ritiro dei licenziamenti e che la manifestazione della Campania si svolga a Pomigliano. La Fiom si batte per il rientro in fabbrica di tutti i lavoratori ancora fuori, (testimonianza raccolta da Lo. C.)
* segretario generale della Fiom
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