sabato 27 febbraio 2010

Vivere a Rio è come vivere sempre in mezzo ad un film.

Vivere a Rio è come vivere sempre in mezzo ad un film.

Una mattina nella favelas di Santa Marta in Botafoco. Vivere a Rio e frequentare le colline sopra i grandi grattacieli è come vivere in un film. Rio de Janeiro è l’unica città al mondo dove i poveri , il sottoproletariato, guardano dall’alto la ricca ed opulenta città.

3 Febbraio alle cinque e quaranta della mattina accompagno un mio amico giornalista A.P. che segue una operazione di finta polizia (?) nella favela di Santa Marta in Botafoco e nei quartieri limitrofi di Laranjeras, Humanità, attraversando le vie Belisàrio Tavora, Textiera Mendes e General Glicerio a Laranjeras.

Lo schieramento ingente pi poliziotti in asseto di guerra ed invasione della favelas. Sembrava l’assetto di una vera guerra, la popolazione non si vedeva ma la sensazione che tutti stavano osservando dietro le finestre. Una corsa infernale di moto macchine della malavita e della polizia, pallottole che fischiavano, 100 uomini e dopo tre ore elicotteri ronzavano sopra di noi. La popolazione quella poca che era uscita preoccupata a guardare erano convinti che ci fosse una guerra in atto tra i trafficanti di droga e la polizia, anche perché nel novembre 2009 la polizia civile/pacificatoria occupò la collina per riportare l’ordine.

Molti spari ed il terrore correva per tutte le strade della favelas, gli abitanti non erano stati avvisati che era in corso la registrazione di un film, alcuni abitanti intervistati da Paolo dopo che tutto era finito dichiararono: “il caos, il rumore era così grande e le pallottole fischiavano sopra la testa, tanto che molti di noi siamo rientrati in casa abbiamo avvisato i nostri datori di lavoro e non usciti più per andare al lavoro”.

Grande polemica nelle TV e sui giornali locali la popolazione non era stata avvisata, anche se il presidente dell’associazione dei cittadini della favela di Santa Marta, dichiarava nel tardo pomeriggio che “gli abitanti della favelas erano stati avvisati attraverso una radio locale” ma, molta gente era stata presa di sorpresa, un giovane A.B., di 28 anni “ ho pensato che – al morro ( la collina) – ci fosse una invasione ed una guerra in atto tra la malavita e la polizia nazionale era tale lo spiegamento di forze che fosse impensabile che stavano girando un film.

Il produttore del corto metraggio, dichiarò “ le armi erano caricate con proiettili a salve” e le informazioni non sono state divulgate per non creare scontri con la vera malavita organizzata ed evitare come - nel 2006 – che, una macchina con 90 fucili fossero derubati. La polemica continua.

Rio un film permanente dove il confine tra la fiction e la realtà non è mai ben visibile. Rientriamo verso sera dopo questa fantastica esperienza grazie al mio amico Paolo un po’ frastornato e pensando che due tre volte all’anno queste cose succedono veramente nelle 750 favelas di Rio.

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