LA QUINTA INTERNAZIONALE SOCIALISTA IN SUD AMERICA.
I giornali progressisti del continente in questi giorni hanno titolato: UNA BUONA NOTIZIA PER LA SINISTRA DELL’AMERICA MERIDIONALE, LANCIATA LA QUINTA INTERNAZIONALE SOCIALISTA.
Annunciata dal presidente venezuelano Hugo Chávez che, ritorna a far la propaganda non solo dell’America meridionale per la lotta per un nuovo socialismo ed invita a riunire le istituzioni, partiti ed i movimenti sociali che difendono l’ideologia socialista, con la proposta della Quinta internazionale socialista dei paesi dell’emisfero meridionale del mondo.
Con questo Hugo Chávez da il via ad una serie di riunioni, di attività, di iniziative create già nel 1996 durante il primo incontro internazionale contro il neoliberalismo, organizzato dall’esercito Zapatista di Liberazione Nazionale del Chiapas in Messico che, all’incontro parteciparono 3000 delegati , con la presenza di 42 paesi, con l’obiettivo di diffondere, articolare e preparare il terreno per la 5° Internazionale Socialista all’epoca chiamata Internazionale della Speranza.
Un sentimento molto forte, cha ha dentro questo contesto di questa impresa che solamente con la formazione di una lega politica di fratellanza degli ideali socialisti sarà possibile superare i capitalismi in una ottica internazionalista, riproponendo le basi per costruire il socialismo del XXI secolo, teoria che fu formalizzata dal professore tedesco Hans Dietrich Stefan, ex consigliere di Hugo Chávez.
Non c’è in questa proposta nessun tentativo di trasferire l’esperienza del XX secolo e nemmeno negando i primi sforzi socialisti per l’emancipazione della classe lavoratrice. A parte questo si aggiunge che la novità di ora è nella convinzione che questa è la giusta direzione per creare la nuova società socialista e passa per la comprensione delle caratteristici di ogni paese, entro i quali il tema delle questioni nazionali e la multipolarità e uguaglianza sociale è necessaria all’integrazione regionale, soprattutto nelle difficoltà che sta attraversando il capitalismo globale.
Chávez si è assunto un grande compito che consiste nel traghettare “questa” parte del mondo in un “altro nuovo mondo” facendo leva proprio sui suoi elementi originari fondativi, quel mix di libertà e socialismo , di progresso e di solidarietà sociale, di rispetto delle regole e di rinnovamento politico culturale, che hanno contraddistinto le rivoluzioni sud americane. Il primo Bolivar. Il contributo dei partiti e l’importanza che loro hanno, avere una base più vicina al movimento socialista di ispirazione Marxista Leninista che si evolveranno nel processo dell’edificazione della Quinta Internazionale Socialista. Questo perché si è consolidato mondialmente la militanza del terzo mondo coinvolti nella lotta politica e non sono a priori oriundi del proletariato, classe lavoratrice, ma che avviene per profonda riformulazione di quello che Karl Marx lanciò con il Manifesto del Partito Comunista. C’è in questa nuova militanza una capacita spontanea interessante che ha bisogna di esser valorizzata e politicizzata. Chávez, ispira a passare alla storia come l’inventore del nuovo modello, che si può definire “il nuovo socialismo sud americano” : togliere ai ricchi per dare ai poveri “ se non proprio come Marx, almeno passando per Fidel, per Morales, per Lula con il salario minimo per tutti ed arrivare ad una nuova società socialista ...”; allargare comunque la base sociale del benessere, venire incontro dei bisogni dei diseredati; cambiare la struttura della produzione economica e controllare dall’alto e dal centro i meccanismi finanziari. Chávez, naturalmente ipotizza che tutto questo serve per uscire dalla crisi, è un pensiero forte, cioè che la politica si fa ispirandosi a valori e non agli interessi di parte. Il messaggio vincitore di 11 anni fa Chávez è stato questo. Ancora persistono alcuni temi sociali cruciali, per l’emancipazione umana, tale come la presa del potere rivoluzionario, oppure l’incremento delle misure per superare la diseguaglianza tra la città e la campagna, combattere l’analfabetismo di massa e la secolare oppressione della donna - compromesso che Lenin ed il governi successivi , hanno saputo risolvere con una rapidità storica grazie all’abnegazione ed al contributo del popolo.
La proposta della Quinta Internazionale socialista, non avrà il medesimo percorso della prima della seconda e della terza Internazionale cioè quello d’imporre azioni immediate dei paesi aderenti ma, dovrà funzionare come una grande centro di scambio delle esperienze e di interscambio di informazione tattiche e strategiche per superare il capitalismo. Nel tempo avrà la funzionamento di orientamento politico rivolto alla promozione dello sviluppo sociale.
In generale, quello che peserà nella storia della Quinta Internazionale Socialista , servirà soprattutto per dare impulso alle nuove generazioni di militanti politici, un grande centro di consultazione delle esperienze, dei programmi alternativi per far avanzare la lotta socialista nel quadro dell’attuale crisi del neoliberalismo. Tuttavia con il processo che si iniziato, è possibile che altri elementi di analisi potranno aiutare il percorso della 5 Internazionale Socialista. Ma per ora è assolutamente certo che il contributo dei suoi membri, militanti e simpatizzanti sarà quello di cercare di modellare il futuro della società socialista nell’America meridionale e nel mondo.
Scheda 1. POPOLARITA’ di CHAVEZ. Visto dalla parte della sinistra moderata.
La popolarità di Chávez rimane sempre alta. A sette mesi dalle elezioni l’indice di gradimento del governo è del 58%. A pochi mesi dalle elezioni legislative la maggioranza della popolazione appoggia il governo di Chávez il risultato di un sondaggio della Reuter, anche se questo è il risultato più basso dei sondaggi fatti negli ultimi 11 anni. A pesare sulla popolarità di Chávez è senz’altro , secondo alcuni analisti, la grave crisi politica, economica ed energetica che non ha risparmiato il Venezuela.
Il sondaggio è stato fatto a gennaio dall’istituto IVAD. Dopo 11 anni al potere è passato dal 71% nel 2008 e del 60% nel 2009. Indagine fatta sulla responsabilità della crisi economica, per il 46% la responsabilità è di Chávez e del suo governo, l’altro 50% è dell’opposizione perche Chávez governa in quanto non ci sono Leader in grado di affrontarlo.
La maggioranza dei venezuelani criticano il razionamento dell’energia e dell’acqua nel paese. Ma il 52% esprimono il loro ottimismo e sono convinti che il governo risolverà il problema.
Cosa succederà in settembre, alle prossime elezioni:
· il 39% degli intervistati voteranno i candidati legati al governo,
· contro il 34% che preferiranno i candidati dell’opposizione.
· Il 10% indeciso,
· 17% non parteciperà al voto.
Il 66% dichiara di essere d’accordo che il presidente possa governare per un altro mandato dopo il 2012.
Il sondaggio è stato voluto dallo stesso governo su un campione di 1200 per regione di cittadini, tra il 16 ed il 28 gennaio , con un margine di errore tra 1,03 al 2,37 %.
I RAPORTI di CHAVEZ CON I PAESI DELL’AMERICA MERIDIONALE, MARCOSUL. Il Marcosul che emerge dal trattato di Asuncion è una unità di intenti, al suo interno si pratica il libero commercio ed una politica commerciale comune. Secondo alcuni analisti della sinistra moderata, dichiarano che, forse questo non è il miglior momento per l’ingresso del Venezuela anche data l’opposizione dell’Paraguai. Come si sa il Venezuela doveva entrare già nel 2006 e questo dipendeva dall’approvazione dei parlamenti dei paesi membri.
Il senato federale Brasiliano ha approvato recentemente l’entrata del Venezuela argomentando: “ che, tale approvazione era in funzione di non isolare il Venezuela dal contesto Marcosul”. In realtà il Brasile compra petrolio dal Venezuela e vende tecnologia.
La preoccupazione del Paraguai è in merito alla grave situazione economica tenendo presente che il 25% dell’inflazione è la più alta dell’America meridionale, combinata con una perdita del 2,5% del PIL , con una bilancia dei pagamenti compromessa e una conduzione economica non condivisa, Chávez ricorre ancora al sistema duale del tasso di scambio nella speranza di una correzione di direzione in itinere, “del rumo”. La relazione bolivar dollaro passa da 2.15 a 2.60 che significa una svalutazione del 17 % per i beni considerati essenziali e il USA $ 1 passerà con un svalutazione del 50%, a 4.30 per i beni superflui. L’impatto di questa politica sarà un effetto benefico immediato sulla bilancia commerciale, ma la conseguenza sarà una maggiore inflazione entro la fine dell’anno e la diminuzione dei consumi. Chávez sta pensando di mettere l’esercito in tutte le strade per controllare i prezzi dei commercianti per evitare che le merci acquistati prima dell’inflazione siano oggetto di speculazione. Un vecchio argomento ma sempre valido per controllare la speculazione. Vale notare che l’esperienza venezuelana fa pensare alla nostra questione del € visto che per la maggior parte dei beni primari in Italia sono aumentati del 50% senza ragioni valide. Forse il governo Prodi e dopo il governo di centro-destra avrebbero dovuto controllare in itinere prezzi. Va comunque considerato che l’attuale politica del Venezuela fa pensare alla vecchia politica economica dei paesi dell’America meridionale, con un regime di tasso fluttuante di cambio che permetteva alla banca centrale di interferire nella fluttuazione conosciuta come “dirty-float”. Il regime duale di cambio in vigore in Venezuela contrasta la tendenza mondiale nella libertà del mercato dei cambi. La bilancia dei pagamenti del Venezuela con il resto dei paesi del Marcosul e marca una tendenza negativa . in buona sostanza i paesi del Marcosul lamentano una inadeguata spesa interna, l’utilizzo dell’abbondanza dei proventi petroliferi non è riuscito a controllare la spesa pubblica e riportare la bilancia dei pagamenti in attivo. Sostengono che in 11 anni di governo Chávez, a fronte dell’aumento del petrolio di otto volte non è riuscito ad evitare la svalutazione del 90% del Bolivar. Con l’alto costo del petrolio era possibile armonizzare i costi sociali e risolvere i problemi dell’energia, dell’acqua, dei trasporti e dei servizi
Scheda 2. L'INIZIO DELLA FINE di CHÁVEZ:? Visto dalla destra moderata del paese.
Quest’anno sicuramente sarà un anno difficile che Hugo Chávez vivrà da quando ha preso il potere in Venezuela. La capacità del presidente per risolvere e nascondere la crisi sembra aver raggiunto il limite. Se la situazione continua a deteriorarsi, il governo sarà impotente a trovare soluzioni per la nuova crisi e si potrebbe pensare, quindi, che ci troviamo di fronte al punto di rottura e che sarà l’inizio della fine del regime di Chávez.
Il peggioramento della crisi di questi mesi ha peggiorato le condizioni di vita del popolo venezuelano e il governo non avrà alcuna spiegazione credibile o scuse per ottenere l'indulgenza della popolazione.
I quadri intermedi hanno perso la fiducia necessaria per vendere la speranza di un paese migliore.
La svalutazione inevitabile del 2009 si è tradotta in un aumento dei prezzi che metterà il paese sull'orlo di inflazione tra il 50% e il 60%, di gran lunga la più alta in America Latina. E se il prezzo complessivo elevato si aggiunge la crescente carenza dei prodotti di prima necessità, il razionamento insopportabile dei servizi idrici e di energia elettrica, e la crescente insicurezza nelle città, sono un cocktail esplosivo che Chávez è improbabile per potrà disattivare con la loro retorica populista, con l’ "imperialista" degli Stati Uniti, o la minaccia di invasione della Colombia.
Chávez ha, oggi, il rating più basso di popolarità del suo mandato, il che dimostra che i venezuelani stanno cominciando a capire il fallimento storico del regime di Chávez. Dopo 11 anni al potere e aver speso più di 950 miliardi dollari della miniera d'oro del petrolio, la sua economia in maiuscolo, la produzione industriale è diminuita, i piani sociali non funzionano, gli imprenditori fuggono dal Paese e il 60% dei loro prodotti alimentari devono essere acquistati all'estero. Inoltre, pur nuotando in un mare di petrolio, il paese sta attraversando una crisi strutturale di energia a causa della mancanza di investimenti e di manutenzione delle sue infrastrutture che, non basteranno per risolverli quattro o cinque anni.
In contrasto con la mancanza di investimenti interni, Chávez ha dato più di 61 miliardi dollari in aiuti ad altri paesi. Fino a quando nelle casse dello stato il denaro era abbondante in seguito alla crescita del petrolio, nessuno si lamentava, ma ora, in mezzo alla crisi economica a causa dell’oscillazione dei prezzi del petrolio no basta più per mantenere i conti in attivo ed è aumentato il debito estero.
A tutto questo c'è una terribile situazione di insicurezza che sta moltiplicato per quattro il tasso di omicidi nel paese da quando Chávez è salito al potere. Di fronte a questo, il governo è rimasto impassibile ma, con un discorso ufficiale ha giustificato in parte la violenza criminale, come una valida espressione della lotta dei poveri contro i ricchi, e che contribuisce indubbiamente alla crescente insicurezza del paese.
La crisi comincia a toccare le porte del governo. Nel 2009, alti funzionari sono stati coinvolti in scandali di corruzione . Sempre nel 2009 ha rinunciato ai ministri della difesa dell'ambiente e della Banca centrale, tra le proteste degli studenti e disordini causati dalla chiusura di sei reti televisive.
Heinz Dietrich, principale ideologo del regime, ha descritto il governo come "un Titanic che sta per affondare e l'ambasciatore del Venezuela per l'OAS Roy Chaderton, pubblicamente ha espresso la sua preoccupazione per la sopravvivenza della rivoluzione boliveriana.
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