COME PENSARE L’ESSERE UMANO DOPO AUSCHWITZ.
I fatti sono più radicali: come pensare l’essere umano dopo Auschwitz ?.
E’ sicuro che il disumano fa parte dell’umanità.
C’è stato un progetto di concepire e disegnare la nuova umanità. Comandare doveva esserci solo la “razza” ariana, alcune razze sarebbero state collocate nella seconda e terza categoria il resto schiavi. iloti o semplicemente sterminati.
Nelle dichiarazioni del suo creatore , Himmler, del 4 ottobre 1943. “ questa è una pagina della nostra storia che abbiamo scritto e che nessuno potrà riscrivere”. Il nazionalsocialismo di Hitler aveva una chiara coscienza e determinazione di inversione totale dei valori della vita. Ciò che era un crimine per loro si trasformò in gloria. E qui si rivelano le tracce dell’Apocalisse e dell’Anti-Cristo.
I libri che mi turbarono, (chi non lo ha già fatto invito a leggerli) tanto che non li potrò mai dimenticare si chiamano: “Se questo è un uomo” di Primo Levi (1948), “ La Notte” di Elie Wiesel ed il “ Comandate in Auschwitz : nota autobiografica di Rudolf Hoss” ( 1958 ).
(Elie Wiesel, La notte)
“ Mai dimenticherò quella notte, la prima notte nel campo, che ha fatto della mia vita una lunga notte e per sette volte sprangata.
Mai dimenticherò quel fumo.
Mai dimenticherò i piccoli volti dei bambini di cui avevo visto i corpi trasformarsi in volute di fumo sotto un cielo muto.
Mai dimenticherò quelle fiamme che bruciarono per sempre la mia Fede.
Mai dimenticherò quel silenzio notturno che mi ha tolto per l'eternità il desiderio di vivere.
Mai dimenticherò quegli istanti che assassinarono il mio Dio e la mia anima, e i miei sogni, che presero il volto del deserto.
Mai dimenticherò tutto ciò, anche se fossi condannato a vivere quanto Dio stesso. Mai. “.....
“Dietro di me sentii il solito uomo domandare:
- Dov'è dunque Dio?
E io sentivo in me una voce che gli rispondeva:
- Dov'è? Eccolo: è appeso lì, a quella forca... “...
(Primo Levi. Se questo è un uomo)
“ Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì o per un no. “
Durante i 10 mesi che fu arrestato ed interrogato dalle autorità polacche in Cracovia tra il 1946 e il 1947 e poi giustiziato, Hoss ebbe il tempo di scrivere con estrema precisione di dettagli, come inviò circa due milioni di ebrei nella camera a Gas. Come fece funzionare una fabbrica di forni per bruciare smaltire miglia di cadaveri ogni giorno per due anni che spaventò per fino le guardie naziste.
Era la “banalità della morte” che tanto ne ha parlato Hannah Arendt.
Ma ciò che più spaventa è la perfidia umana. Non possiamo immaginare che organizzare un tale sterminio di massa fosse solo legato al sadismo diabolico ed alla brutalità dell’uomo. Hoss, al contrario, era affabile con la propria moglie ed il proprio figlio, coscienzioso, amico della natura, infine un piccolo borghese.
Alla fine prima di morire scrisse : “ l’opinione pubblica potrà pensare che sono stato una bestia assetata di sangue, un sadico perverso ed un assassino di milioni di esseri umani e mai l’umanità potrà capire che questo comandante, aveva un cuore ed non era cattivo. Tanto più il male è incosciente e tanto più l’uomo è perverso e pervaso dal male.
Ecco quello che mi sconvolge : come può tanta disumanità convivere con l’umanità?
Non lo so.
Sospetto che fa parte dell’ideologia ed alla totale sottomissione al capo. La persona Hoss si identifico come comandante ed il comandante come persona. La persona era nazista nel corpo e nell’anima e radicalmente figlio del capo supremo. Ricevette gli ordini dal “Fuhrer” di sterminare gli ebrei, non bisognava pensare: si sterminavano e basta ( der Fuhrer befiehl, wir folgen). Confessò che mai avrebbe contraddetto gli ordini perché il capo ha sempre ragione. Un qualsiasi dubbio era inteso come un tradimento ad Hitler.
Ma il male aveva anche i suoi limiti ed Hoos ed i carnefici se la sentivano sulla loro pelle. In un uomo resta sempre qualche cosa di umanità?. Lui stesso racconta di due bambini che stavano giocando , videro la loro madre che era avviata alla camera a gas. I bambini furono forzati ad andare insieme. Al grido della madre che chiedeva misericordia per i “due bambini” commenta Hoss, mai avrei mai ceduto e con un gesto brusco ordinò alle guardie di rinchiudere anche loro nella camera sa Gas. Lui restava sempre freddo e crudele. Ma confessò che molti dei carcerieri non riuscivano sopportare tanta disumanità e si suicidavano.
Quando stiamo davanti ad un fondamentalismo di obbedienza cieca, sia che si esprime per un sistema totalitario, sia politico, sia religioso o ideologico. La conseguenza che si produce è la morte dell’altro, del tuo simile..
Questo rischio oggi ci circonda in quanto abbiamo i mezzi per autodistruggerci, abbiamo i mezzi per squilibrare il sistema Terra e liquidare per sempre parte della nostra vita. Solo potenziando l’essere umano con la solidarietà, con la tolleranza, con l’amore verso il prossimo possiamo limitare la nostra disumanità.
Nel gennaio del 1945 i russi, aprirono le porte del campo di concentramento nazista nella città polacca di OSWIECIM, conosciuta con il nome tedesco di AUSCHWITZ e furono liberati i pochi sopravissuti.
AUSCHWITZ cominciò come un campo di concentramento per politici per gli oppositori al regime, ma nel 1941 si trasformò in campo di sterminio di ebrei, zingari, omosessuali e prigionieri di guerra russi, attraverso la camera a GAS che utilizzava il terribile “gas zyklon b”, il quale asfissiava in pochi minuti ed i corpi venivano poi bruciati nello stesso giorno per non lasciare tracce.
Una altra squadra diretta dal medico J. Mengele utilizzavano i prigionieri, assassinati in seguito, a disumane esperimenti di laboratorio.
Elie Wiesel, famoso scrittore e pensatore ebreo, ha narrato la sua esperienza di sopravvivenza nel libro “La Notte” , così come fece il nostro Levi con “ Se questo è un uomo”.
Il Wiesel passò un mese tra la vita e la morte. Denutrito, magro, quasi morto fu salvato e portato in ospedale e li trascorse un mese tra la vita e la morte. Quando per la prima volta si alzò e si guardò allo specchio, chi guardava era un cadavere irriconoscibile. Vedendosi si spaventò del suo proprio fantasma, dichiarò in seguito di non aver mai più provato una simile sensazione di paura.
Al termine di un discorso al parlamento tedesco, il presidente di Israele Simon Perez, ( che perse tutta la sua famiglia nell’Olocausto) , chiese la condanna di tutti i responsabili ed i compromessi nello sterminio degli ebrei. Aggiunse: “a poco a poco tutti i sopravissuti dell’Olocausto stanno morendo ma, nello stesso tempo uomini e donne compromessi nell’Olocausto continuano, ricchi, a vivere in Germania, in Europa e nel mondo”.
Quello che ancora oggi terrorizza quando si parla di Olocausto è la determinazione, la strategia, la programmazione del lento e progressivo lavoro di sterminio di “uomini “.
Sessantacinque anni dopo la liberazione di AUSCHWITZ dall’esercito Russo, il 27 gennaio 1945, è la data scelta come “GIORNO DELLA MEMORIA”, per chi vuole dimenticare, negare, o minimizzare , il brutale genocidio commesso dai regimi nazifascisti. Per questo è importante rinnovare la memoria, denunciare per non dimenticare.
L’essere umano è la più bella cosa sulla nostra terra, è la più bella e cara creatura di Dio. E’ capace di comporre sinfonie e poesie. E’ capace di grandi gesti di solidarietà i più eroici in favore dell’altro. Molti di questi gesti furono perpetrati durante la SHOA in tutta l’Europa ma non furono sufficienti, per fermare la barbaria nazi-fascista.
Questo stesso essere umano è capace di insospettabili orrori ed orrendi assassini. Non paragonabili a nessun essere vivente. In quanto nel mondo animale la legge del più forte prevale solo per la fame. Ma gli esseri umani sono capaci di torture , di assassini e morti lente, di sadismo, genocidi pianificati nei minimi dettagli come l’Olocausto dei nazisti. L’orrore di cui l’uomo è capace, deve essere ricordato e portato a conoscenza delle nuove generazioni, che sappiano che la capacità e la possibilità di praticare il male è intrinseca, in tutti gli esseri umani.
La conoscenza di questi orrori, è il prezzo della libertà.
Perché libero l’essere umano a volte sceglie il male.
Ricordare per non ripetere. Ricordare per purificare la memoria riconciliare la mente ed il nostro cuore. Forse è poco per commemorare i milioni di morti, ma è utile per non dimenticare.
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